Sequel del primo Yes or No (2010), il film riprende la storia di Pie e Kim tre anni dopo l’inizio della loro relazione. Terminate le lezioni universitarie, le due ragazze devono separarsi per svolgere il tirocinio in zone opposte del Paese: Kim parte verso nord, nella provincia rurale di Nan, dove lavora in un’azienda agricola, mentre Pie si trasferisce al sud per un centro di itticoltura. L’unico modo per restare in contatto è il telefono, con chiamate che dipendono dalla copertura irregolare delle campagne thailandesi.
La distanza mette alla prova la quotidianità che le due avevano costruito insieme. Kim conosce Yam, una collega che le si avvicina con naturalezza e che, poco a poco, ne mette in discussione la fedeltà. Pie, dall’altra parte, fatica a gestire la gelosia e la paura di perdere il controllo su qualcosa che ormai vive soltanto attraverso una cornetta.
Il film si muove tra le risaie del nord e i paesaggi costieri del sud, con una fotografia che sfrutta il contrasto visivo tra i due ambienti per sottolineare la lontananza fisica delle protagoniste. Il tono resta quello leggero e romantico del primo capitolo, con momenti di comicità che alleggeriscono le sequenze più emotive. Le interpretazioni di Sucharat Manaying e Suppanad Jittaleela riprendono i ruoli che le hanno rese popolari nel cinema lesbico thailandese, consolidando Pie e Kim tra le coppie più riconoscibili del genere in Asia.
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.
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