La ragazza di nome Giulio (1964) – Milena Milani

La ragazza di nome Giulio (1964) – Milena Milani

Autore: Milena Milani Categoria: Letteratura erotica Editore: SE Pubblicazione: 08 Giu 2017 ISBN: 886723286X Pagine: 232 Pagine Lingua: Italiana Dimensione: 22.5 x 3.2 x 13 cm Acquista Libro
Descrizione:

Apparve nel 1964, suscitando grande scandalo. Il libro venne sequestrato per “aver gravemente offeso il comune senso del pudore” e l’autrice fu incriminata e condannata a sei mesi di reclusione. Nel successivo processo d’appello buona parte del mondo culturale e artistico sostenne Milena Milani che venne assolta e il libro fu dissequestrato.

 

Trama

Il romanzo è ambientato in Italia nel periodo che va dagli anni trenta agli anni cinquanta del Novecento e racconta l’infanzia, l’adolescenza e le avventure di una ragazza di nome Jules. Questo nome, che in francese corrisponde a Giulio, le causerà vari problemi nel corso del romanzo. Mentre Jules scopre la sua sessualità, il significato del diventare donna e l’orrore delle perversioni degli adulti che si sfogano sulle persone innocenti come lei, inizia a fare pensieri scomodi che le opprimono la mente. Con questi stati d’animo perde la speranza e finisce in depressione.

« Quel personaggio incandescente che era la ragazza Giulio» dice Milena Milani «mi faceva paura, perché sentivo che per molta gente sarebbe stato motivo di scandalo, e di vergogna. […] Quella ragazza che portava un nome maschile, che aveva in sé un’insoddisfazione esistenziale, perché era una creatura incompleta, che ricercava Dio, che voleva sapere che cosa era il peccato, e che infine approdava alla solitudine, ora esisteva nelle trecento pagine del libro, e io timidamente lo consegnai all’editore». Si era nel 1962: La ragazza di nome Giulio apparve soltanto nell’aprile 1964, venne presto sequestrato e successivamente fu al centro di un clamoroso processo: «Ricordo quella mattina in cui il poeta Ungaretti, giunto a Milano, venne a testimoniare per me. Io, sul banco degli imputati, avevo una gonna troppo corta e il mio avvocato mi faceva segno ogni momento di coprire le ginocchia. […] A Ungaretti fu chiesto com’ero io moralmente. Il vecchio poeta disse che gli risultava che non mi piacessero nemmeno le barzellette». L’autrice venne condannata «alla pena della reclusione per mesi sei e lire centomila di multa» per offesa al comune senso del pudore, e solo nel 1967, al processo di appello, fu assolta con formula piena. Il romanzo potè tornare in circolazione e per molti anni lettori e critici italiani si schierarono su due opposti versanti, mentre all’estero il valore del libro fu subito riconosciuto. « La ragazza di nome Giulio è di nuovo presente nelle librerie,» scrive Milena Milani nella Nota «e altri lettori, maschi e femmine, potranno amarla o detestarla, appassionarsi alle sue vicende esistenziali, oppure disprezzarla, rifiutarla. La società, oggi, dovrebbe capire un personaggio come la ragazza di nome Giulio, che ha precorso i tempi. Mi auguro che sappia accettare questa storia, i problemi del sesso e dell’anima, eterni come il mondo». Con uno scritto dell’autrice.

 

Letture affini sul blog

Sui processi e gli scandali editoriali del Novecento italiano si possono leggere anche le pagine dedicate a L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, un altro romanzo che ha aspettato decenni prima di essere riconosciuto. Per restare in area francofona e per un’altra storia di adolescenza al femminile, Thérèse e Isabelle di Violette Leduc è il complemento ideale, anch’esso bersaglio della censura. Sul fronte della prosa anglosassone d’epoca, Carol di Patricia Highsmith e La foresta della notte di Djuna Barnes raccontano l’amore tra donne nello stesso periodo storico. Per chi vuole un inquadramento teorico, c’è il post sui miti lesbici destrutturati da Simone de Beauvoir.


Pubblicato da La lella
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

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