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Ginocchio: Lesione del legamento crociato anteriore e menisco

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Ginocchio: Lesione del legamento crociato anteriore e menisco

In questo articolo vi racconterò come ho vissuto l’intervento chirurgico del legamento crociato anteriore e menisco interno del ginocchio e i tempi post-operatori. Giorno per giorno. Sperando che possa essere di qualche utilità a tutti coloro che affronteranno questa operazione.

Prefazione

Il 26 dicembre 2019 sono stata operata al ginocchio destro per riparare il menisco interno e ricostruire il legamento crociato.

Come ho fatto a rompermi tutto il ginocchio? Semplice.

Nel 2013 ho avuto un primo problema ai legamenti crociati durante l’allenamento di judo. Erano “parzialmente” rotti, quindi non me ne sono preoccupata più di tanto. Ho rinforzato il ginocchio e ho ripreso lo sport (anche una geek deve muoversi!).

Quest’anno ho avuto lo stesso identico problema, sempre a judo. Questa volta ho sentito il ginocchio storcersi e non riuscivo più a tenermi in piedi… Sicuramente, ho pensato, è rotto.

Dopo la risonanza magnetica raccomandata dal medico sportivo ho preso appuntamento con il chirurgo che mi ha detto:

Se lei vuole passare il restante della sua vita su un divano con l’artrosi, si può non riparare, sennò dobbiamo ricostruire i legamenti.”

Ovviamente la scelta è stata immediata. Ho bisogno del mio jogging quotidiano e di muovermi di tanto in tanto, anche perché non posso stare sempre davanti al PC, per quanto l’adori. Quindi abbiamo programmato l’operazione per il 23 gennaio (questo era a fine novembre).

Dopo due settimane il ginocchio mi ha lasciata e sono cascata. Ho sentito un dolore allucinante traversare tutta la parte interna della gamba e non sono più riuscita a distenderla. Ero totalmente bloccata.

Ho passato la domenica al pronto soccorso giusto per sentir dire: “E’ sicuramente il menisco“.

Ok.

L’indomani chiamo urgentemente il chirurgo che mi accoglie dopo un’ora e mi fa ripassare una risonanza magnetica.

Verdetto: lesione del menisco a manico di secchio.

La lesione “a manico di secchio” consiste in uno strappo longitudinale del tessuto cartilagineo, che si è può estendere fino a causare il distacco di una parte del tessuto stesso.

Praticamente avevo degli ossicini che gironzolavano liberamente nel ginocchio, da quanto ho capito, in termini umani.

Di male in peggio.

Alla fine mi anticipa l’operazione al 26 dicembre.

Giorno 1: l’intervento

E’ arrivato il giorno dell’intervento e sono agitatissima. Non so che cosa fare, che cosa succederà dopo l’operazione, se mi addormenteranno durante l’operazione, se avrò una flebite, visto che ho degli antecedenti.

Insomma il panico totale. A Natale non ho bevuto neanche un bicchiere di prosecco. Acqua acqua ed acqua. Che tristezza.

Tanto non avevo la testa per festeggiare.

Arrivo in ospedale e mi accolgono nella mia stanza. Mi cambio e metto il camicione. Mi pongono sempre le stesse domande: “Nome? Cognome? Data di nascita? Allergie?“. Durante la giornata me l’avranno chiesto almeno dieci volte. Il peggio è che avevo una tracheite, e quindi l’anestesia totale era da escludere. Per fortuna poca febbre quindi potevano operare.

Quindi go, in sala operatoria. Mi installano in una stanza per l’anestesia e per preparare la gamba. Le infermiere non facevano altro che entrare ed uscire, una signora in un’altra stanza non faceva altro che urlare dal dolore, e nell’ambulatorio sentivo dei suoni inquietanti che mi facevano pensare al film Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre in originale).

Mi dicono che il chirurgo è in ritardo, quindi resto lì ferma per almeno un’ora. Da sola.

Non vi dico l’ansia.

Finalmente arriva un’infermiera e mi disinfetta la gamba, poi arriva l’anestesista e inizia a farmi delle punture sui muscoli. Aio.

La tortura è finita? Ma anche no. Ecco la puntura finale sulla schiena. Addio gambe, non me le sento più.

La prima sensazione è un formicolio dall’alto in basso, poi più niente.

Mi portano in sala operatoria, e lì inizio a parlare in italiano con un infermiere piemontese. In questa zona della Francia ci sono tanti italiani per fortuna.

Poi il vuoto.

Mi risveglio con la musica degli ACDC che avevo chiesto come sottofondo  durante l’operazione. Vedevo gli infermieri muoversi ovunque, la testa girava, non capivo più niente. Poi buio.

Mi risveglio in una sala, sempre confusa con tanto di testa che gira. Non riuscivo a connettere i neuroni.

Mi chiedevano: “Tutto bene?“. Io rispondevo no, ovviamente.

Nonostante tutto mi hanno portato in radiologia per verificare lo stato del ginocchio per poi riportarmi nella mia stanza.

La confusione totale.

Dopo due ore stavo ancora male, ma dovevo fare la pipi, erano ore che non andavo in bagno, ma non sapevo come fare, avevo paura di farmela addosso. Chiamo l’infermiera con il “pulsantino”. Nessuna risposta. Trattengo la vescica al massimo.

Finalmente, dopo 30 minuti, arriva e mi fa prendere le stampelle. “Cammina anche con la gamba destra“, mi dice. Mi girava ancora la testa, il mio unico pensiero logico era di andare in bagno. Finalmente il gabinetto, faccio quello che devo fare e quando vado per riprendere le stampelle… cado. Non sentivo più la gamba destra.

L’infermiera non me l’aveva detto, ma la puntura sulla gamba era servita a bloccarmi i nervi della gamba, non lo sapevo, quindi pensavo di potermi appoggiare come lei mi aveva suggerito.

Mi riportano a fare una radiografia. Tutto bene per fortuna.

Una volta sola (ancora) mia stanza chiamo la mia compagna per farmi venire a prendere. Dovevo partire prima delle 6 e mezza ma non riuscivo ancora a camminare, stavo malissimo.

Alla fine quando è arrivata, ha preso in prestito una sedia a rotelle dal pronto soccorso e mi ha accompagnata in macchina.

Mi parlava e mi raccontava la sua giornata, e di tutte le persone che le avevo chiesto di me… Ma non capivo niente. Volevo soltanto uscire da quello stato di semi incoscienza.

Smette di guidare e parcheggia per andare alla farmacia e prendere i medicinali per i prossimi quindici giorni: un cartone intero.  Allora ho capito che non era “un’operazioncina”, ma che ero stata sottoposta a qualcosa di pesante e che non me la sarei scampata con un mesetto.

Finalmente a casa.

Ci sono tante… ma tante scale. Fino ad ora non l’avevo mai notato.

Sono cascata sulle prime due. Poi per salire in camera ho deciso di utilizzare la forza delle braccia ed il sedere ormai non più così muscoloso. Senza gambe. Pazienza. L’importante è arrivare.

Una volta a letto, sono crollata.

Giorno 2: al pronto soccorso

La mattina mi sento ancora un po’ stordita, ma abbastanza bene nel complesso.

Dormo, leggo, mi riaddormento, guardo la TV.

Il pomeriggio aspetto l’infermiera. Durante 15 giorni avevo diritto a delle “stupende” punture sulla pancia di anticoagulanti, prelievi e cambio di bende. Yuhu.

cicatrici

E in quel momento inizio a sentirmi male. Vomito tutto quello che ho nello stomaco (ovvero niente da due giorni) e il ginocchio continua a bruciare da morire. Il panico, pensavo che fosse una flebite. Allora mi portano al pronto soccorso con l’ambulanza e iniziano a mettermi un sacco di prodotti nel corpo, finendo con la morfina.

Appena mi rialzo, rivomito.

Era il dolore o la morfina? Non si sa, in ogni caso siamo tornate a casa alle due e mezza di notte e stavo ancora male.

Apparentemente era il dolore che si era svegliato in assenza di anestesia più un ematoma post operatorio.

Giorno 3: forza, devi mangiare

Terzo giorno, ancora non riesco a mangiare.

La nausea mi pervade e non ho nessuna voglia di cibo. Solo di acqua.

Però va meglio, riesco a leggere senza addormentarmi, a fare qualche esercizio post operatorio (alzare le gambe, rotazione delle caviglie e movimento dei quadricipiti) e a guardare la TV.

La sera finalmente mangio: riso in bianco e pecorino grattugiato.

Purtroppo la notte ho dormito malissimo, sempre per il dolore. Forse perché il ghiaccio era finito? Possibile. È l’unica cosa che attenua veramente il dolore.

Giorno 4: va meglio

Giorno quattro, finalmente va meglio! Inizio a zampettare con le stampelle fino al bagno e al mio ufficio. Ancora non scendo di sotto ma sarà l’obiettivo della prossima settimana. Il ginocchio è un po’ meno rigido e grazie agli stessi esercizi riesco a piegare il ginocchio di 30°. Non è tantissimo ma l’obiettivo fra 11 giorni è di arrivare ai 90°.

Mangio sia a pranzo che a cena! A pranzo mais con un Babybel e la frutta cotta e la sera riso in bianco con due uova. Lo stomaco è ancora delicato ma finalmente sento di avere fame.

La sera la mia compagna mi installa la Nintendo Switch in camera e gioco, cosa che non facevo da mesi… Devo dire che è stato abbastanza piacevole.

E si, bisogna dire che questo tipo di intervento non si può affrontare soli.

Giorno 5: finalmente una doccia!

È arrivato il giorno della doccia!!

I primi quattro giorni mi ero lavata “a pezzi”. Era quasi impossibile per me entrare nella vasca da bagno. Sono uno di quei momenti in cui ci si pente di non aver scelto la doccia.

La mattina ho fatto i miei esercizi, e una volta che la mia compagna è tornata dalle commissioni abbiamo tentato di lavarmi i capelli. Dopo cinque giorni la gamba è ancora molto rigida e dolorante, quindi non potevo restare in piedi né mettermi seduta. Per alzarmi sarebbe stato un vero problema. Quindi mi sono seduta sul bordo e finalmente è arrivata l’acqua! Che felicità.

Ovviamente bisogna fare attenzione perché le ferite sono ancora aperte, quindi avevo un sapone “speciale” sia per i capelli che per il corpo, fatto appositamente per queste situazioni.

Missione compiuta. Una volta pulita mi sono riposizionata a letto e aspettato l’infermiera. Oggi si trattava di cambiare le bende e fare la solita puntura sulla pancia.

Era la terza infermiera che vedevo in cinque giorni. Meno male da un certo punto di vista, perché la prima non sono pronta di rivederla visto che le ho quasi vomitato addosso. Mi sento troppo in colpa! D’altro canto non potevo far nulla per controllare la nausea…

La sera ho iniziato a guardare un corso su Xamarin, per creare delle app iOS e Android e infine giocato alla Switch.

La notte? E’ stato quasi impossibile dormire dal dolore.

Giorno 6: tutti al sole!

La mattina mi sento meglio e inizio a fare i miei esercizi. La gamba risponde meglio ai comandi ed inizia a piegarsi. E’ sempre gonfia e rigida ma almeno fa quello che deve fare.

Dopo colazione mi preparo, leggo un po’ e infine arrivano i miei “quasi” suoceri. Una volta preso il caffè che finalmente il mio stomaco sopporta continuo i miei esercizi e poi, infine, scendo le scale per andare al piano di sotto. La prima volta dall’operazione. C’era il sole… bisognava approfittarne.

Missione compiuta, questa volta le scale sono state fatte tutte in piedi, anche se con le stampelle (ovviamente). Un piccolo senso di soddisfazione pervade la mia mente.

Il pomeriggio, da brava geek, installo il PC portatile a letto per controllare la situazione. E boom, il mio server con tutti i siti era caduto. Il panico. Il PC in questione è lento e doveva essere aggiornato, ma alla fine tutto ok, riavvio il tutto e tutti i problemi erano spariti.

Questa sera? Si ragazzi siamo il 31 e sarò sola a casa, a letto. Che tristezza.

Non fa niente, l’importante è che il 2020 mi porti un ginocchio forte e stabile, le festività possono aspettare…!

Giorno 7: primo dell’anno

Bene, non ho dormito ma non fa niente.

Primo dell’anno, vuol dire motivazione!!!

Anche se ho male devo farcela, il 10 ho appuntamento con il chirurgo e devo riuscire a piegare il ginocchio a 90°.

Missione impossibile da sola? Forse. Ma devo provarci, sennò riprenderò lo sport fra nove mesi, e ne ho troppo bisogno.

Devo convertire “l’aria che respiro da geek” in “aria naturale”. E così via dicendo. Forse mi capisco da sola ma è così che ho bisogno di funzionare.

Geek Nerd LGBT

Dopo gli esercizi vado al PC. Per fortuna quando ho comprato casa avevo previsto un “piccolo” budget per la mia scrivania e la mia maxi poltrona (massaggiante), con tanto di cuscino allungabile per le gambe. Anche se ho sempre pensato di avere esagerato, ora non me ne pento. Finalmente a lavoro e con tanto di gambe stese!

Inizio una formazione per programmare app mobile (e la finisco lo stesso giorno). Il risultato non è male.

Suonano al portone e sono sola. Prima di scendere apro la finestra dell’ufficio e vedo che c’è un ragazzo. Mi dice che il mio cane è scappato.

Porca miseria.

Un husky ed una zoppa non sono un buon connubio. Scendo di fretta (e sono contenta di esserci riuscita senza cadere) e riesco ad arrivare fino al portone con il guinzaglio pronta ad uscire. Per fortuna il ragazzo vede il mio stato di zoppa e si propone di andarlo a recuperare.

Che sollievo.

Una volta di nuovo in ufficio respiro. La gamba brucia da morire e continuerà a bruciare per tutta la notte.

Giorno 8: su e giù

Ancora una notte insonne dal dolore. Ma non fa niente. Ricordate? Bisogna muovere il ginocchio, anche quando fa male.

Oggi faccio parecchie scale. Salgo e scendo. E soprattutto faccio l’esercizio che odio di più perché è quello che mi fa più male: lo schiaccia cuscino. Praticamente bisogna riuscire a stendere la gamba sul cuscino.

Poi mi sono seduta sulla tavola del salone, lasciando navigare la gamba come fanno le bimbe quando sono contente. Senza forzare, per far lavorare i quadricipiti.

Ora arriva il grande momento della giornata: riesco a stare in piedi nella vasca da bagno e a lavarmi. Oddio ho sempre tanta paura di cadere, ma almeno riesco a tenermi ferma senza stampelle.

Infine di nuovo al PC. Questa volta per migliorare una skill per il lavoro: JavaScript e NodeJs. Sono programmatrice PHP ma ultimamente la tendenza è il JS.

E poi via riprendo gli esercizi e le scale fra un popcorn al curry e l’altro.

La sera per la prima volta riesco a mettermi sul divano per guardare la semifinale di top chef. È lì urlo: lo stesso cane di ieri, Cesare, mi ha dato la zampa per avere delle coccole, ma tocca esattamente il punto che mi fa male, ovvero il lato del menisco interno. L’husky fa 27kg quindi non vi dico il peso. E lì caccio un urlo e rimango pietrificata tutta la sera per paura che uno dei 5 gatti o 3 cani in casa mi salga di nuovo sopra al ginocchio.

Giorno 9, 10, 11, 12, 13 e 14: si lavora

Niente da segnalare ragazzi. Solo una delle cinque incisioni si è riaperta, ma niente di grave. Ho sempre difficoltà a dormire ma per fortuna esiste il caffè! Allo stesso tempo continuo assiduamente con gli esercizi.

Il dolore alla gamba persiste, sopratutto la parte interna verso il menisco.

Giorno 15: il giorno del giudizio!

E’ arrivato il grande giorno: finalmente ho appuntamento con il chirurgo.

Una volta arrivata in ospedale mi fanno entrare in una stanza, e l’infermiera inizia ad “analizzare la situazione”.

Apparentemente tutto normale, solo che trova strano il fatto che abbia avuto cosi’ male fino ad arrivare al pronto soccorso.

Arriva finalmente il chirurgo e mi spiega che alcune persone sopportano benissimo gli antidolorifici. E oltre l’allergia agli antiinfiammatori ci voleva anche questa. Mi esamina il ginocchio.

Apparentemente tutto bene, anzi meglio di ciò che sperava! Ha detto di avermi messo la pressione con gli esercizi ma per la buona causa. La maggior parte dei pazienti al giorno 15 non riesce a piegare il ginocchio a 90°… E ce l’ho fatta! Uff.

Un sollievo.

Mi dà ancora un altro mese e mezzo di malattia e mi dice che ora è arrivato il momento della fisioterapia.

Incomincio lunedì, ma il momento più duro è passato.

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