Home Diario di una lella 2019 Tantissime cose da dire, da raccontare

Tantissime cose da dire, da raccontare

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Tantissime cose da dire, da raccontare

Mercoledì 3 Aprile 2019 

È da tanto tempo che non scrivo. Forse perché una volta che le parole sono scritte non si più tornare indietro? 

Nel frattempo ho tantissime cose da dire, da raccontare. 

Lo farò probabilmente con più calma domani mattina perché Inès avrà fame fra una mezz’oretta. 

Nel frattempo posso dire brevemente che: ho comprato casa, ho quasi finito di pagare il prestito della macchina, sempre in crisi con Inès e non è cambiato nulla, ho rincominciato a scrivere in italiano su un sito di videogiochi e lavoro sempre tanto. 

Bene appuntamento a domani.   

Giovedì 4 Aprile 2019 

Buongiorno, ha nevicato tutta la notte e oggi non posso andare a correre. Che palle. Sono tre giorni che continuo a prendere calmanti perché con Inès non va per niente bene e una corsetta mi avrebbe fatto più che bene.  

Mi chiedo se la ami ancora, se valga la pena continuare così. Sono tre anni che non mi guarda più con amore. E il 6 gennaio abbiamo festeggiato i nostri 5 anni. Ho detto tutto. 

Ultimamente è estremamente aggressiva, si arrabbia per tutto e appena faccio qualcosa che non le piace si scatena l’apocalisse. Quindi mi sono chiusa in me stessa. Lavoro lavoro lavoro per non pensare. 

Quest’estate ho ripreso il contatto con Morgana, la mia ex “storica”. Storica perché è la persona che probabilmente ho amato di più ma che mi ha anche fatto soffrire, tanto soffrire. È stato un tira e molla continuo. La volta peggiore è stata quando mi lascio durante il funerale di mia madre. Con un semplice “Non posso”. Non ho mai capito cosa volesse dire. 

Di lei, penso che sia una persona che abbia bisogno di stabilità, di una famiglia, di un uomo e di qualche bambino. Io cosa potevo offrirle all’epoca? Senza lavoro, con tanti sogni, immatura… E soprattutto lesbica. In Italia gli omosessuali non sono ben visti, ne testimoniano le sassate che ho preso al Colosseo. Nonostante tutto non ho mai capito perché alla fine mi abbia sempre cercata.  

Mi sono trasferita qui in Francia anche per vivere tranquillamente la mia omosessualità, che fin da piccola non avevo mai accettato. Più che altro NON CAPIVO. Non capivo perché fossi attirata dalle donne, non capivo perché volessi giocare sempre con i maschietti e non capivo e non accettavo la trasformazione del mio corpo. Forse è anche per questo, accumulando i problemi di famiglia, che mangiavo, piangevo e mangiavo.  

Ovviamente di queste cose non ne ho mai parlato a nessuno. Né a Leon né ad Alisa. Perché esteriormente cercavo di fare la dura, di mostrare che ero “il boss” della situazione.  

Gestire mamma che piangeva, l’essere lesbica, l’handicap di mio fratello, l’alcolismo di mio padre… Sostanzialmente è stata un’infanzia difficile. 

Per questo motivo mi preferisco oggi: finalmente matura, con “qualche questione in sospeso” risolta, più calma e pacata.  

Ho “quasi” trovato la felicità, peccato che sentimentalmente parlando è sempre stata una vera e propria catastrofe. A cominciare appunto da Alisa, la mia grande amica, ma anche la prima amante, poi Morgana, Sasha, ancora Morgana, Cassandra ancora Morgana. Oggi Inès. Non mi ricordo di essere mai stata felice con queste donne, se non i primi mesi.  

Insomma, mi dico che probabilmente starei meglio da sola, con qualche scappatella di tanto in tanto, perché a 31 anni ci sono ancora certi bisogni. Senza fare i pudici, è questa la verità. 

Ieri su Facebook mi ha aggiunta una ragazza piuttosto interessante, una certa Mara che studia giurisprudenza.  

Le ho chiesto: “Come mai mi hai aggiunta?” 

E lei: “Sei una bellissima ragazza, dunque ti ho aggiunta”

Da lì ho capito subito il tipo di discussione che avremo avuto. Quest’estate mi sono fatta tanti scrupoli con Morgana. Perché avevo paura che “parlare con qualcuno” fosse una sorta di tradimento. Oggi non me ne frega più niente. Sono stufa, ho voglia che mi si dica qualcosa di gentile, che mi si tratti come una persona. 

Rimarrà comunque soltanto una chiacchierata, in ogni caso mi darà l’impressione di non essere sola, anche se purtroppo è questa la verità. I’m alone (in the Dark, ihih).  

Su queste note abbastanza tristi e melanconiche, vado a prendermi un caffè, e poi inizio a lavorare sul serio. Tschuss.  

Post-scriptum: ho recuperato i miei diari “segreti” di tanti anni fa. Me li ha inviati mio padre, tutti fradici e rovinati. Aveva lasciato i miei cartoni sotto la pioggia. Cercherò di riportare qui qualche riga del mio passato, ovviamente nei limiti del possibile perché alcune pagine sono totalmente illeggibili.  

Lancio dunque il progetto “diari”, e, parallelamente, continuerò il mio diario attuale di sotto ai capitoli elementari, medie, superiori, conservatorio e la Francia.  

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