Invisibili: quando l’assenza diventa un grido silente

Le utime dal diario

La lella
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Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

Essere invisibili può assumere molteplici sfaccettature, spesso collegate a esperienze dolorose e emozioni represse. È un concetto che, purtroppo, molti di noi hanno sperimentato almeno una volta nella vita. Esploriamo il significato di essere invisibili attraverso questa mia recente storia personale, un’esperienza che mette in luce la sensazione di essere ignorati, trascurati, e lasciati nell’ombra.

Questa mattina ricevo un messaggio da parte di mia zia, annunciandomi che mia nonna è in ospedale dal giovedì. Oggi è lunedì. In questo momento preciso, mi sono pervasa da una sensazione di delusione, rabbia, amarezza e invisibilità.

Mi chiedo: la prossima volta saranno così gentili da informarmi quando sarà giunto il momento della sua dipartita? Qual genere di comportamento è questo?

In una famiglia composta da quattro zie e zii, numerosi cugini, nessuno si degnerebbe di avvertirmi? Avrei potuto scendere dalle mie montagne per farle compagnia, no?

Mi sono resa conto che il sogno di venerdì (o sabato, la memoria vacilla) potrebbe essere stato premonitore o semplicemente un’espressione delle mie paure. Eravamo riuniti per il funerale di un parente, anche se non riesco a ricordare con precisione di chi si trattasse. Avevo preparato un buffet per alleviare la tristezza dell’occasione. Quando mi sono alzata per portare del cibo, ho notato che avevano già consumato tutto quanto avevo cucinato, ignorando completamente la mia presenza, e la mia sedia era misteriosamente sparita, sottratta da qualcuno.

Questo scenario onirico è giunto al termine quando ho alzato la voce, esprimendo il mio disappunto nei confronti di coloro che si erano dimostrati così incivili.

Essere invisibili si manifesta in modi insidiosi e dolorosi, spesso nelle situazioni più impensate e cruente. La mia esperienza personale con l’annuncio tardivo della malattia di mia nonna è solo un frammento di una realtà condivisa da molti. Siamo chiamati a riflettere sulle conseguenze del nostro agire, sulla consapevolezza dell’altro e sulla necessità di donare visibilità a chi si trova nell’ombra, in attesa di essere riconosciuto. La visibilità non dovrebbe essere un privilegio, ma un diritto fondamentale che tutti meritiamo.

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