Il mondo che verrà (The World to Come) è un film del 2020 diretto da Mona Fastvold, tratto dall’omonimo racconto di Jim Shepard del 2017, che ha firmato la sceneggiatura insieme a Ron Hansen. Nei panni delle due protagoniste ci sono Katherine Waterston, che interpreta Abigail, e Vanessa Kirby, che interpreta Tallie; accanto a loro Casey Affleck nel ruolo di Dyer e Christopher Abbott in quello di Finney, i mariti delle due donne. Il film è stato presentato in concorso alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il 6 settembre 2020, dove ha vinto il Queer Lion, il premio destinato al miglior film a tematica LGBTQ+ della rassegna.
Trama
Contea di Schoharie, stato di New York, 1856. Abigail vive in una fattoria isolata con il marito Dyer e annota sul suo diario le giornate di un inverno lungo, il freddo, il lavoro della fattoria e i pensieri che non dice a voce alta. La sua voce fuori campo accompagna tutto il film e restituisce un mondo fatto di gesti ripetuti e di parole trattenute.
Con la primavera, in una fattoria vicina, arrivano Tallie e suo marito Finney. Tallie è estroversa, curiosa, poco disposta a piegarsi ai comandi del marito, e tra le due donne nasce prima una consuetudine fatta di visite pomeridiane e poi qualcosa di più profondo. Le pagine del diario di Abigail registrano l’attesa, l’assenza, la scoperta di un sentimento che nessuna delle due sa nominare. Finney, chiuso nella sua lettura rigida della Bibbia, comincia a ostacolare gli incontri; Dyer, più mite, osserva e tace. Quando i vicini si trasferiscono lontano, verso Syracuse, la distanza mette Abigail davanti a ciò che prova davvero.
Produzione
Il film è una produzione statunitense di Killer Films, Sea Change Media, M.Y.R.A. Entertainment, Yellow Bear Films, Hype Film e Ingenious Media; tra i produttori figurano lo stesso Casey Affleck, Whitaker Lader, Pamela Koffler, David Hinojosa e Margarethe Baillou, con Christine Vachon tra i produttori esecutivi. Le riprese si sono svolte in Romania, sui Carpazi, a partire dal settembre 2019, con la fotografia in pellicola 16mm di André Chemetoff: una scelta che dà all’immagine la grana ruvida degli interni a lume di candela e delle distese innevate. Il montaggio è di Dávid Jancsó, le scenografie di Jean-Vincent Puzos, i costumi di Luminița Lungu. La colonna sonora porta la firma di Daniel Blumberg, che ha lavorato con musicisti di area sperimentale come Peter Brötzmann, Josephine Foster e Steve Noble. La distribuzione italiana è di Sony Pictures Entertainment.
Perché è un film a tematica lesbica
Il centro del film è la relazione amorosa tra Abigail e Tallie, raccontata dall’interno, attraverso il diario di una delle due. La storia si colloca in un contesto — la campagna americana di metà Ottocento — in cui un legame simile non ha un nome, una parola pubblica, uno spazio in cui esistere: le due donne devono ritagliarsi il tempo dell’amore dentro le pieghe della giornata contadina, negli intervalli lasciati liberi dal lavoro e dalla sorveglianza dei mariti. Il matrimonio, qui, funziona come istituzione economica: governa i corpi, le ore, il lavoro della fattoria. Su questa linea il film si affianca ad altre storie d’epoca già raccontate qui, come Ammonite, Ritratto della giovane in fiamme e la serie Gentleman Jack, che come Il mondo che verrà lavora su diari e lettere come unica traccia sopravvissuta di un desiderio taciuto. Chi ama questo tipo di racconto trova un antecedente letterario in Carol di Patricia Highsmith e un parente stretto in Fingersmith.
La critica italiana ha discusso il film con toni diversi: Paolo Mereghetti, sul Corriere della Sera, ne ha apprezzato la delicatezza e il lavoro sui volti, riservando invece qualche riserva alla resa dei due mariti e a certe scene di sesso.
Dove vederlo
In Italia il film è arrivato nel maggio 2021 in streaming a noleggio e acquisto su piattaforme come Chili, TIMvision, Sky Primafila e Google Play; la disponibilità cambia nel tempo, quindi conviene verificarla di volta in volta. L’edizione home video e le altre offerte si trovano su Amazon.
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.
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