Meet Me in the Garden: il nuovo romanzo di Nina LaCour porta un amore lesbico nella New Orleans creola del 1944

Le utime dal diario

La lella
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Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

Il 4 agosto 2026 è arrivato nelle librerie statunitensi Meet Me in the Garden, il nuovo romanzo di Nina LaCour, pubblicato da Flatiron Books. Dopo Yerba Buena, la scrittrice californiana torna alla narrativa per adulti con una saga familiare che si estende su due decenni, dalla comunità creola di New Orleans fino alla Los Angeles del dopoguerra, e che mette al centro Odette Honore, una giovane donna che ama un’altra donna e desidera diventare artista in un tempo che le concede pochissimo spazio per l’una e per l’altra cosa.

New Orleans, 1944: un giardino, due cugine, due segreti

All’inizio del romanzo Odette è la più giovane delle tre sorelle Honore, ammirata nella comunità creola di New Orleans per la sua eleganza. Le sorelle maggiori accettano di diventare mogli e madri, secondo il copione previsto per le ragazze del loro ambiente; Odette invece coltiva un desiderio diverso, che può confidare soltanto alla cugina Delphine. In un giardino nascosto dietro un cancello di ferro, tra le felci e le piante in ombra, le due ragazze si ritagliano l’unico luogo in cui possono immaginare a voce alta un futuro che le leggi e le convenzioni del loro tempo vietano loro: Odette è innamorata di una donna e sogna di dipingere, Delphine ha un amante bianco e più grande di lei. In quel cortile riparato, lontano dagli sguardi, si concedono di pensare a vite fatte di libertà e di desiderio.

La Grande Migrazione e il prezzo di «passare»

Cinque anni più tardi la vita di Odette ha preso una direzione lontana da quei pomeriggi nel giardino. È rimasta vedova, cresce da sola i figli e si è trasferita a Los Angeles, come le centinaia di migliaia di afroamericani che tra il 1940 e il 1950 lasciarono il Sud degli Stati Uniti durante la Grande Migrazione. Delphine, dal canto suo, vive «passando» per bianca, e il legame fra le due cugine si è allentato. Quando Delphine arriva a un punto di rottura, Odette si trova a dover compiere una scelta dolorosa per tenere insieme la propria famiglia.

Attorno alle due protagoniste LaCour intreccia i nodi che hanno segnato la storia afroamericana del Novecento: il razzismo quotidiano della California del dopoguerra, fatto di quartieri interdetti e di croci bruciate nei cortili delle nuove famiglie nere; il colorismo interno alla comunità creola; la malattia mentale, in un’epoca in cui perfino l’omosessualità veniva classificata come disturbo psichiatrico. Odette convive con la paura concreta che, se scoperta, i figli le vengano tolti e lei stessa finisca internata. Il padre delle sorelle muore in un ospedale psichiatrico, dettaglio che nel romanzo rimanda alla storia della famiglia dell’autrice.

Le radici di famiglia di Nina LaCour

In un’intervista a NPR, LaCour ha raccontato che Meet Me in the Garden nasce dalle storie che le narrava la nonna, cresciuta a New Orleans. Una in particolare le è rimasta impressa: la nonna, passeggiando in un quartiere commerciale, si fermò davanti alla vetrina di uno studio fotografico che esponeva un cartello «solo per bianchi»; il fotografo la invitò comunque a entrare per farsi ritrarre, dicendole che quel cartello non valeva per «le brave ragazze creole». La volta successiva la ragazza ritrovò il proprio ritratto esposto in vetrina, accanto allo stesso cartello. Nel romanzo quell’episodio diventa il punto di partenza della relazione fra Delphine e il fotografo, e della sua vita trascorsa «passando» per bianca.

L’autrice ha inoltre spiegato di avere avuto tre antenati internati in quello che allora si chiamava East Louisiana Hospital for the Insane, la stessa istituzione in cui muore il padre di Odette. Fra le voci più premiate della narrativa per ragazzi statunitense, nel 2018 LaCour ha vinto il Michael L. Printz Award con We Are Okay; per tutta la stesura, ha detto, è rimasta consapevole della distanza fra la propria esistenza e quella della protagonista: «me ne vado in giro con mia moglie e nostra figlia», ha osservato, mentre Odette deve nascondere una parte fondamentale di sé.

Prima di questo romanzo LaCour si era affermata soprattutto nella narrativa per giovani adulti, con titoli come Hold Still, Everything Leads to You e Watch Over Me, e con David Levithan aveva firmato il romanzo a due voci You Know Me Well. Yerba Buena, uscito nel 2022, era stato il suo debutto nella narrativa per adulti; Meet Me in the Garden ne prosegue il percorso, spostandosi però più indietro nel tempo e allargando lo sguardo a un’intera famiglia seguita lungo gli anni.

La critica e dove trovare il romanzo

L’accoglienza della stampa americana è stata calorosa. People ha definito il libro «sweeping and profound»; Booklist, in una recensione con stella, lo ha segnalato ai lettori di Alice Walker e Brit Bennett; Publishers Weekly ne ha lodato l’impasto di jazz, cucina creola e glamour californiano; Library Journal lo ha accostato a Passing di Nella Larsen, il classico del 1929 sul tema del passing razziale. Per ora Meet Me in the Garden circola nell’edizione originale inglese, e chi legge in lingua può acquistarlo su Amazon in copertina rigida.

Nonostante i temi gravi, LaCour ha raccontato di avere voluto concedere ai suoi personaggi anche vite belle: nella stessa intervista a NPR ha descritto gli anni di Los Angeles come giornate fatte di jazz ascoltato in salotto, di cucina curata e di mobili rimessi a nuovo, una quotidianità luminosa costruita accanto e nonostante le difficoltà. La recensione di BookBrowse ha accostato la trama, per consistenza, alle atmosfere della serie The Gilded Age, con la ricchezza sostituita dai segreti e dalla paura di essere scoperti.

Per chi cerca altre storie d’amore fra donne ambientate nel passato, sul diario abbiamo raccontato Learned by Heart di Emma Donoghue, dedicato al primo amore di Anne Lister, e il dramma The Housekeeper con Caitríona Balfe ed Emma Laird, ispirato a Daphne du Maurier; sul versante del cinema d’autore premiato a Cannes resta da recuperare La più piccola di Hafsia Herzi. Le recensioni dei libri a tema trovano casa anche sul blog gemello Allison Lister.

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