Il film che al Festival di Cannes 2025 aveva ottenuto la Queer Palm e il premio per la migliore interpretazione femminile è arrivato nelle sale italiane accompagnato da una decisione amministrativa che ha riaperto il confronto sulla classificazione delle opere cinematografiche. La più piccola, titolo italiano di La Petite Dernière, terzo lungometraggio diretto dall’attrice e regista Hafsia Herzi, è uscito nei cinema italiani il 23 aprile 2026 distribuito da Fandango, con il divieto di visione ai minori di quattordici anni stabilito dalla Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche del Ministero della Cultura.
La pellicola porta sullo schermo il romanzo autobiografico di Fatima Daas, uscito in Francia nel 2020 e disponibile in Italia per Fandango Libri nella traduzione di Giorgia Tolfo. Alla sceneggiatura Daas ha lavorato insieme alla stessa Herzi. Presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2025, La più piccola ha conquistato la Queer Palm, il riconoscimento dedicato al cinema a tematica LGBTQ+, e ha portato alla giovane Nadia Melliti il premio per la migliore interpretazione femminile. Il film ha poi ottenuto sette candidature ai premi César, con la vittoria di Melliti come miglior rivelazione femminile. In Italia era stato mostrato in anteprima il 25 marzo 2026 al Bif&st di Bari, nel concorso internazionale, prima dell’uscita nelle sale.
Attrice prima che regista, Hafsia Herzi, nata nel 1987 e di origine tunisino-algerina, è conosciuta dal pubblico internazionale anche per le collaborazioni con Abdellatif Kechiche: proprio per Cous Cous aveva ricevuto il premio Marcello Mastroianni come miglior attrice emergente alla Mostra del cinema di Venezia del 2008. Passata dietro la macchina da presa, ha scelto una strada personale, attenta alle storie di donne e ai contesti familiari e sociali che le circondano. Con La più piccola ha portato a Cannes un ritratto che privilegia lo sguardo ravvicinato e la misura, lasciando emergere i conflitti interiori della protagonista attraverso i gesti quotidiani, senza ricorrere alla spiegazione.
Al centro della storia c’è Fatima, ultima di tre sorelle in una famiglia francese di origine algerina che vive a Clichy-sous-Bois, alla periferia di Parigi. Cresciuta tra la scuola francese e l’ambiente musulmano della famiglia, la ragazza affronta l’esame di maturità e poi entra all’università come studentessa di filosofia. Herzi ne segue la vita quotidiana con attenzione ai dettagli: le amicizie di classe, la passione per il calcio che coltiva quasi sempre allenandosi da sola, il rapporto con la preghiera e la scoperta della propria sessualità, fino al primo amore per una donna. Il racconto mantiene un registro intimo e resta ancorato all’esperienza concreta della protagonista, e proprio in questi frammenti di quotidianità la regista misura la solitudine di chi si allontana dal modello considerato comune.
Il 14 aprile 2026 la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche del Ministero della Cultura ha stabilito il divieto ai minori di quattordici anni. Secondo la motivazione ufficiale il film conterrebbe «riferimenti sessuali espliciti che, pur non essendo trasformati in immagini pornografiche, sono descritti in modo dettagliato e potrebbero influire negativamente sullo sviluppo emotivo dei minori di 14 anni». La classificazione riporta inoltre alcune indicazioni tematiche: sesso, linguaggio, turpiloquio e incitamento all’odio. La notizia è stata ripresa da diverse testate italiane, dall’ANSA al manifesto.
Fandango ha espresso contrarietà e ha annunciato ricorso contro la decisione. Nel comunicato la società definisce La più piccola «un’opera cinematografica di grande valore artistico, riconosciuta a livello internazionale», ricorda che il film è stato distribuito in molti Paesi senza restrizioni analoghe e sostiene che affronti temi delicati «senza ricorrere a rappresentazioni esplicite». La regista, dal canto suo, si è detta rattristata dalla scelta italiana: come riportato dalla stampa specializzata, Herzi ha ricordato di aver accompagnato la pellicola in un lungo tour internazionale senza incontrare provvedimenti simili, e ha aggiunto che anche il libro da cui il film è tratto non ha subito censure in alcun Paese.
Il divieto ha alimentato un confronto sulla libertà espressiva e sull’educazione sessuoaffettiva, con interventi di critici, associazioni e testate culturali che hanno giudicato la misura eccessiva rispetto ai contenuti effettivi del film. Al centro delle obiezioni resta il fatto che un’opera premiata in un festival internazionale, e accolta senza restrizioni altrove, venga trattata in Italia con un provvedimento che ne riduce l’accesso proprio alla fascia più giovane, quella a cui un racconto di formazione potrebbe parlare con più forza.
Il romanzo all’origine del film segna l’esordio letterario di Fatima Daas, scrittrice francese di origine algerina, e adotta una scrittura fatta di capitoli brevi, spesso aperti dalla formula «Mi chiamo Fatima». Tra autofinzione e biografia, il libro racconta l’ultima figlia di una famiglia algerina di seconda generazione stabilitasi in Francia, divisa tra il mondo francese della scuola e quello algerino e musulmano della famiglia, con l’omosessualità a segnare la frattura più profonda: la ricerca di un equilibrio tra l’amore per una donna e la fede attraversa l’intero racconto. La versione cinematografica riprende questa materia e la traduce in immagini, conservando lo stesso rispetto per la complessità della protagonista.
Nel ruolo di Fatima recita Nadia Melliti, ventitreenne senza precedenti esperienze da attrice, scelta durante un casting a Parigi. Accanto a lei figurano Park Ji-min, già vista in Ritorno a Seoul, insieme a Louis Memmi e Mouna Soualem. Le musiche sono firmate da Amine Bouhafa, la fotografia da Jérémie Attard. Il film, coproduzione tra Francia e Germania della durata di 106 minuti, prosegue il percorso registico di Herzi dopo La Bonne Mère del 2021 e conferma l’attenzione della regista per i ritratti femminili radicati nel mondo arabo da cui lei stessa proviene.
Dopo il passaggio in sala, La più piccola è atteso sulle principali piattaforme digitali a noleggio e acquisto tra la fine di luglio e i primi di agosto 2026, mentre l’arrivo nei cataloghi in abbonamento resta previsto più avanti, verso l’autunno; le date circolate finora restano indicazioni non ancora ufficiali. Chi volesse avvicinarsi alla vicenda può intanto partire dal romanzo di Fatima Daas, La più piccola, che conserva la struttura frammentaria e i capitoli brevi introdotti dalla formula «Mi chiamo Fatima».
La vicenda si inserisce in una stagione ricca di titoli che portano al cinema storie lesbiche con sguardi diversi, dal dramma d’epoca al thriller. Chi cerca atmosfere affini può ritrovarle nel francese Ritratto della giovane in fiamme, nel period drama The Housekeeper con Uma Thurman e Phoebe Dynevor o nel più ruvido Love Lies Bleeding con Kristen Stewart; per chi preferisce restare sulla pagina, il blog di recensioni Allison Lister raccoglie diversi consigli di lettura a tema. Il caso di La più piccola, intanto, resta aperto: l’esito del ricorso presentato da Fandango dirà se la classificazione verrà rivista.