A Girl at My Door (도희야, Dohee-ya) è un film drammatico sudcoreano del 2014, esordio alla regia di July Jung e prodotto da Lee Chang-dong. La pellicola è stata presentata nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2014, dove ha ricevuto una lunga ovazione. Protagonista è Bae Doona nei panni di una giovane poliziotta che prende sotto la propria ala una ragazzina maltrattata, interpretata da Kim Sae-ron.
Trama
Dopo uno scandalo personale legato alla propria omosessualità, l’ispettrice Lee Young-nam viene trasferita da Seul a una piccola stazione di polizia in un paese di mare a Yeosu. Nel villaggio incontra Sun Do-hee, una quattordicenne timida e chiusa, coperta di lividi: la ragazza è tormentata dai compagni di scuola e picchiata dal patrigno ubriaco Yong-ha, allevatore di ostriche e principale datore di lavoro della zona, e dalla nonna. Preoccupata per la sua incolumità, Young-nam le offre di restare con lei durante le vacanze estive. Il legame che nasce fra le due attira i sospetti della comunità, e quando Yong-ha viene a conoscenza di un dettaglio della vita privata dell’ispettrice, la accusa pubblicamente per allontanare l’attenzione dai propri abusi.
Produzione
Il film è stato realizzato sotto la supervisione del regista Lee Chang-dong, figura di riferimento del cinema d’autore coreano. Per via del tema omosessuale e della delicatezza dei diritti LGBT in Corea del Sud, la produzione è stata finanziata in larga parte dal Korean Film Council, con un budget contenuto attorno ai 300.000 dollari; Bae Doona e Kim Sae-ron accettarono di recitare senza compenso. La fotografia è di Kim Hyun-seok, il montaggio di Lee Young-lim, le musiche di Jang Young-gyu e Han Hee-jung. La distribuzione è stata curata da CGV Movie Collage e CJ Entertainment.
Perché è un film a tematica lesbica
Il nucleo della storia ruota attorno all’identità lesbica di Young-nam, che ha già pagato con il trasferimento la propria omosessualità e che vede ricomparire a Yeosu la ex compagna. L’omofobia della provincia coreana diventa lo strumento con cui Yong-ha ribalta le accuse, travisando deliberatamente l’affetto materno dell’ispettrice per Do-hee. Il film mette in scena il pregiudizio e la solitudine di una donna gay in un contesto ostile, un tema che ritorna in altre storie di repressione e comunità chiuse come Blue Jean, Rafiki e Carmen & Lola. Sul versante del cinema coreano, l’opera dialoga con il barocco erotismo di Mademoiselle, mentre il ritratto di una ragazza che cerca il proprio posto avvicina il film a Pariah.
Dove vederlo
Il DVD, nell’edizione Dohee-ya, è disponibile su Amazon.
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.
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