Bye Bye Blondie è il terzo lungometraggio diretto da Virginie Despentes, presentato al Festival del cinema gay e lesbico di Parigi nel 2011 e distribuito nelle sale francesi il 21 marzo 2012, tratto dal romanzo omonimo che la stessa Despentes aveva dato alle stampe nel 2004. Il film segue due donne, Gloria e Francès, ritratte a vent’anni di distanza l’una dall’altra: da ragazze le interpretano Soko e Clara Ponsot, da adulte Béatrice Dalle ed Emmanuelle Béart, mentre Pascal Greggory veste i panni di Claude, lo scrittore che complica il ritorno di fiamma. È una commedia drammatica costruita su un lungo andirivieni fra due epoche, il decennio punk della provincia francese e la Parigi mondana degli anni Duemila, tenute insieme dalla memoria di un amore adolescenziale che nessuna delle due protagoniste ha mai davvero archiviato.
Trama
Nancy, primi anni Ottanta. Gloria è un’adolescente ribelle cresciuta in una famiglia rigidissima, e durante l’ennesima ramanzina dei genitori perde le staffe e finisce internata nell’ospedale psichiatrico Jeanne d’Arc di Dommartin-lès-Toul. Lo psichiatra la incalza sul suo aspetto imbastardito dal look punk, sul modo che ha di mettersi in pericolo, e le rivolge domande intime sulla sua sessualità a cui la ragazza si rifiuta ostinatamente di rispondere. La reclusione le pesa parecchio, finché l’incontro con Francès non le restituisce un po’ di coraggio: internata, a suo dire, per amnesia, la nuova arrivata è sicura di sé, quasi soddisfatta di trovarsi lì, e comincia a corteggiarla senza troppi giri di parole. Una volta fuori, Francès la inonda di lettere infuocate mentre Gloria le risponde con un solo biglietto, per giunta di rottura. Quando anche Gloria lascia l’ospedale e rientra nella sua banda di punk, ritrova Francès schierata dalla parte avversa degli skin; malgrado tutto le due si innamorano, e Francès segue per un po’ il gruppo di Gloria pur restando fuori posto in quel mondo, prima di chiudere la storia e sparire.
Nancy, anni Duemila. Gloria, ormai adulta e senza un soldo, tira avanti con il sussidio e litiga con l’amico Bertrand, che le dava un tetto. Capita in un atelier di conoscenti proprio mentre in televisione va in onda un programma condotto da una star: sullo schermo compare Francès, diventata negli anni una presentatrice di grido, ammirata da tutti tranne che da Gloria. Francès la va a ripescare, si ripresenta nella sua vita e la convince a seguirla a Parigi per qualche giorno. Nella grande casa la donna divide gli spazi con Claude, romanziere di successo rimasto a corto d’ispirazione: i due sono sposati pur essendo entrambi omosessuali, e Francès sfrutta quel matrimonio per darsi una rispettabilità professionale ed evitare l’etichetta che il piccolo schermo appiccicherebbe volentieri a una donna come lei. La convivenza con quella che Claude chiama la «pitbull» si rivela spinosa, mentre attorno alla conduttrice si addensano le voci di un possibile ricambio alla guida del programma. Per riempire le giornate in attesa che Francès rientri dagli studi, Gloria si mette a costruire una capanna raffazzonata dentro l’appartamento, e il divario fra la precarietà dell’una e i salotti dell’altra si fa sempre più difficile da ignorare.
Produzione
La sceneggiatura porta la firma della sola Virginie Despentes, che adatta per lo schermo il proprio romanzo dopo l’esordio con Baise-moi nel 2000 e il documentario Mutantes del 2009; per sua stessa ammissione le occorsero sette anni prima di riuscire a produrre e dirigere questo progetto, nato quando due produttori le proposero di mettere in scena il libro mentre lei lavorava a tutt’altro. La fotografia è affidata a Hélène Louvart, il montaggio a Martine Giordano, le musiche originali a Varou Jan e Stéphane Augagneur; la colonna sonora pesca a piene mani nell’immaginario punk e post-punk, da Bérurier Noir a Lydia Lunch & Big Sexy Noise, dai Siouxsie and the Banshees ai Métal Urbain, e la scelta di Soko per la Gloria adolescente arrivò dopo che la regista l’aveva vista recitare in À l’origine. Prodotto da Red Star Cinema, Frakas Productions, Vega Film, Wild Bunch e Master Movie, con un budget attorno ai 4,76 milioni di euro, il film venne girato in Meurthe-et-Moselle, a Nancy e a Parigi, con alcune riprese anche a Liegi. La durata è di novantasette minuti, il paese di produzione la Francia, la lingua originale il francese, e all’uscita raccolse un incasso contenuto, poco più di trentacinquemila spettatori fra Francia, Belgio, Svizzera e Lussemburgo.
Perché è un film a tematica lesbica
Il perno del racconto è l’amore fra due donne seguito lungo l’intero arco di una vita, dall’infatuazione adolescenziale fra i muri di un reparto psichiatrico fino al ritrovarsi da adulte con addosso vent’anni di rancori e desideri mai spenti. Despentes, con lo sguardo femminista e la vena da provocatrice che le si riconosce fin dai romanzi, mette in primo piano il tema della donna pubblica costretta a nascondere la propria omosessualità: Francès si aggrappa a un matrimonio di facciata con Claude per non essere ridotta all’etichetta di «lesbica del piccolo schermo», e il prezzo di quella recita percorre tutto il film. La distanza fra la Gloria squattrinata e la Francès patinata diventa allora anche un discorso di classe innestato sulla storia d’amore, dove la ribellione punk degli anni Ottanta fa da specchio alle ipocrisie del mondo mediatico. Chi ha amato la carnalità di Below Her Mouth o il ruvido romanticismo di Love Lies Bleeding ritrova qui una tempra simile, mentre l’idea dell’amore lesbico che attraversa gli anni e resiste alle convenienze richiama il rigore di Ritratto della giovane in fiamme e la disobbedienza di Carmen & Lola. La cornice punk e adolescenziale dialoga volentieri con lo sguardo generazionale di Blue Jean, così come il tono libero e sfrontato di Despentes trova una parentela nella sensualità dichiarata di Benedetta di Paul Verhoeven.
Dove vederlo
Il film è uscito in DVD nell’edizione francese «Collector + Bonus» ed è tuttora reperibile: chi vuole recuperarlo può trovare il DVD di Bye Bye Blondie su Amazon, in lingua francese. Per chi invece preferisce risalire alla fonte, il romanzo Bye Bye Blondie di Virginie Despentes è disponibile in edizione tascabile e permette di misurare quanto la regista abbia rimaneggiato la propria pagina per portarla al cinema.
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.
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