Itty Bitty Titty Committee

Itty Bitty Titty Committee – la commedia riot grrrl di Jamie Babbit

Genere: Commedia, Sentimentale Data di uscita: 28/09/2007 Durata: 87 minuti Sceneggiatura: Tina Mabry e Abigail Shafran Casa di produzione: POWER UP / Pocket Releasing Country: Stati Uniti Language: Inglese Attori: Regia: Musicisti: 💜 Acquista o streamma
Description:

Nel 2007 Jamie Babbit, la regista che nel 1999 aveva firmato la satira But I’m a Cheerleader, tornava al cinema saffico con una commedia militante girata in pellicola Super 8 e Super 16, per dare voce alle giovani femministe della terza ondata. Itty Bitty Titty Committee, primo lungometraggio prodotto dall’organizzazione non profit POWER UP, mette in scena il risveglio politico di Anna, una diciottenne latina interpretata da Melonie Diaz, e lo fa con un tono affettuoso che prende in giro i propri personaggi senza mai umiliarli davvero. Il film debuttò alla Berlinale il 9 febbraio 2007, dove ottenne una candidatura al Teddy Award, il premio ufficiale del festival dedicato al cinema LGBT, e passò poi al South by Southwest di Austin, dove vinse il Premio della Giuria come miglior lungometraggio, prima di arrivare nelle sale statunitensi il 28 settembre dello stesso anno.

Trama

Anna lavora come segretaria nello studio di un chirurgo plastico, un posto dove ogni giorno sente ripetere che una donna, per essere accettata, deve somigliare a un manichino ritoccato. All’inizio della storia la sua vita si sfalda su tre fronti nello stesso momento: il college l’ha respinta, la ragazza l’ha lasciata, e la sorella maggiore sta per sposarsi con tutto il corredo di fiori, liste nozze e commozione familiare. È in questo passaggio di malumore che incontra Sadie (Nicole Vicius), che davanti a un palazzo istituzionale, con una bomboletta spray in mano, la invita a unirsi alle Clits In Action, il gruppo di femministe radicali che tutte chiamano C(i)A. «Noi non aspettiamo il permesso di nessuno», le dice Sadie mentre firma il muro, e Anna, che ormai non ha più molto da perdere, decide di seguirla per curiosità.

Il collettivo si riunisce nel garage di Courtney (Melanie Mayron), una femminista più anziana e benestante che finanzia le attività del gruppo pur militando in un’organizzazione dai metodi assai più moderati. Attorno al tavolo ci sono Shulie (Carly Pope), la teorica infervorata il cui nome rende omaggio all’attivista canadese Shulamith Firestone, Aggie (Lauren Mollica), un ragazzo transgender dolce e leale, e Calvin (Daniel Sea), una butch congedata dall’esercito per la propria omosessualità sotto la vecchia norma del Don’t Ask, Don’t Tell. Anna scopre in fretta il gusto dell’azione: manifesti affissi di notte, installazioni che ridicolizzano la pubblicità sessista, interventi al confine con il vandalismo che il gruppo rivendica come arte pubblica. «La rabbia è un buon punto di partenza», le spiega Shulie, «ma da sola non basta a cambiare niente.»

Man mano che la ragazza prende confidenza con la propria coscienza politica, cresce anche l’attrazione per Sadie, che però è legata da anni proprio a Courtney. Tra la leader del collettivo e la sua compagna corre un disaccordo di fondo su cosa voglia dire fare battaglia: Courtney crede nei tavoli di trattativa e nei comunicati misurati, la C(i)A preferisce lo scandalo e la provocazione visiva. Il gruppo decide di presentarsi a una manifestazione sul matrimonio omosessuale con una posizione tutta loro, che non sta né tra i favorevoli né tra i contrari, perché considera l’istituzione matrimoniale un residuo di una cultura patriarcale da smontare del tutto. La giornata, però, prende una piega storta: un diverbio con un contestatore finisce davanti alle telecamere di una troupe locale, e il messaggio del collettivo viene rimontato e frainteso fino a sembrare aggressivo e ostile. A quel punto le tensioni personali che covavano nel gruppo iniziano a venire allo scoperto, e Anna si trova a fare i conti con quanto la militanza e i sentimenti riescano a intrecciarsi e a farsi male a vicenda.

Produzione

Itty Bitty Titty Committee fu il primo lungometraggio realizzato da POWER UP, sigla della Professional Organization of Women in Entertainment Reaching Up, una realtà non profit nata per promuovere la rappresentazione delle donne lesbiche nell’industria dello spettacolo. La sceneggiatura porta la firma di Tina Mabry e Abigail Shafran, mentre dietro la macchina da presa lavorò la direttrice della fotografia Christine A. Maier; il montaggio è di Jane Pia Abramowitz e le musiche di Radio Sloan, con una colonna sonora che pesca a piene mani nel repertorio riot grrrl. La scelta di girare in Super 8 e Super 16 non fu casuale: quella grana ruvida, quasi da cinema militante artigianale, restituisce lo spirito guerrigliero del racconto e lega la forma al contenuto.

Le azioni della C(i)A sono modellate su quelle del collettivo reale delle Guerrilla Girls, e Babbit ottenne il permesso di usarne alcuni slogan nel film. Diversi dettagli del cast raccontano il modo di lavorare della regista: il personaggio di Anna era stato pensato in origine come una ragazza ebrea di nome Hannah, poi ribattezzata dopo la scelta di Melonie Diaz per il ruolo, e Melanie Mayron, arrivata al provino per la parte della madre della protagonista, si vide affidare un personaggio più corposo per la qualità della sua prova. Nel cast compaiono anche Guinevere Turner nei panni della cronista televisiva Marcy Maloney e la modella e attrice Jenny Shimizu, con brevi apparizioni non accreditate di Melanie Lynskey e Clea DuVall. Distribuito da Pocket Releasing, il film dura 87 minuti e uscì in DVD francese, con sottotitoli, il 12 novembre 2008. Alla sua uscita raccolse pareri divisi: la critica ne apprezzò il piglio scanzonato e i due volti femminili in primo piano, pur rimproverandogli personaggi un po’ schematici, e il portale Rotten Tomatoes gli assegna oggi un indice di gradimento del 38 per cento.

Perché è un film a tematica lesbica

Il nucleo saffico del film sta tutto nel percorso di Anna, che scopre nello stesso momento la propria voce politica e il proprio desiderio, senza che la regista costruisca il minimo dramma attorno al suo orientamento. La famiglia della protagonista, anzi, accetta la sua omosessualità con una naturalezza rara per il cinema dell’epoca, e questo dettaglio venne notato da più critici come uno degli aspetti più freschi dell’opera. Attorno a lei ruota un intero mondo di donne che amano donne e di identità queer: la relazione tormentata tra Sadie e Courtney, la butch Calvin punita dall’esercito per ciò che è, la presenza di Aggie che porta sullo schermo un’esperienza trans raccontata con affetto e senza caricatura.

La regista intreccia il tema amoroso con quello dell’attivismo femminista radicale, e mostra come la linea tra la coscienza appena risvegliata e il narcisismo giovanile possa confondersi con facilità: le ragazze della C(i)A sono generose e ridicole nello stesso respiro, convinte di cambiare il mondo con un manifesto e capaci di litigare per gelosia il minuto dopo. Babbit, che con But I’m a Cheerleader aveva già raccontato l’adolescenza lesbica in chiave di commedia colorata, sceglie qui un registro più politico e sfacciato, dove il corpo delle donne, i seni del titolo, la body positivity e la satira contro l’industria della bellezza diventano il terreno su cui si gioca l’identità delle protagoniste. Il film conquistò il pubblico dei festival queer, aggiudicandosi tra l’altro il premio del pubblico come miglior lungometraggio al Melbourne Queer Film Festival, e resta una piccola cronaca di quella generazione di attiviste cresciute tra fanzine, punk e terza ondata femminista.

Chi cerca altre storie di risvegli e di prime volte tra ragazze può proseguire con First Girl I Loved e con Mosquita y Mari, mentre chi predilige la commedia queer con un piede nella militanza troverà affinità con Appropriate Behaviour, Chutney Popcorn e Almost Adults. Per un ritratto più duro dell’adolescenza lesbica c’è invece Pariah.

Dove vederlo

Il film è disponibile in DVD nell’edizione francese con sottotitoli (audio originale inglese), che si trova su Amazon. Data la scarsa circolazione italiana dell’opera, il DVD d’importazione resta la strada più semplice per recuperarla; conviene verificarne di volta in volta la disponibilità, perché le copie sono poche.


Pubblicato da La lella
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

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