Mouse, il dramma di formazione queer di Kelly O’Sullivan e Alex Thompson arriva nelle sale USA il 6 novembre

Le utime dal diario

La lella
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Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

Dal 6 novembre 2026 le sale statunitensi ospitano in distribuzione limitata Mouse, il nuovo lungometraggio diretto da Kelly O’Sullivan e Alex Thompson, la coppia di autori già dietro Saint Frances e Ghostlight, con un allargamento alla distribuzione su scala nazionale fissato per il 13 novembre; a firmare la sceneggiatura è la sola O’Sullivan, mentre l’uscita americana è affidata a Independent Film Company e Sapan Studio, che ne hanno acquisito i diritti nel maggio 2026, dopo che Visit Films aveva rilevato le vendite internazionali a gennaio.

La prima mondiale del film risale al 13 febbraio 2026, quando Mouse è stato presentato nella sezione Panorama della 76ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, lo spazio che la Berlinale riserva al cinema d’autore più indipendente e alle voci che lavorano ai margini del racconto eterosessuale; proprio da lì è arrivata la candidatura al Teddy Award come miglior film, il riconoscimento ufficiale che il festival tedesco assegna dal 1987 alle opere a tematica LGBTQ+, insieme alla nomination per il premio del pubblico della stessa sezione Panorama.

Per chi ne segue il percorso, la firma dietro la macchina da presa è una garanzia di un certo tipo di sguardo: Alex Thompson e Kelly O’Sullivan si erano fatti notare con Saint Frances, piccolo film del 2019 scritto e interpretato dalla stessa O’Sullivan, e avevano poi diretto insieme Ghostlight, presentato al Sundance nel 2024 e costruito attorno a una famiglia di attori realmente imparentati; Mouse prosegue quella linea di cinema indipendente americano fatto di interni domestici, cittadine di provincia e sentimenti osservati senza enfasi.

La storia si svolge in un sobborgo di Little Rock, in Arkansas, e segue Minnie Dunn, interpretata da Katherine Mallen Kupferer, un’adolescente introversa e silenziosa, legata da un’amicizia improbabile a Callie Bell, affidata a Chloe Coleman, coetanea solare e popolare che frequenta il ragazzo più ambito della scuola; le due ragazze formano una coppia sbilanciata eppure salda, finché un incidente spezza quel legame alla vigilia dell’ultimo anno di liceo e lascia Minnie a ricostruire la propria vita nell’assenza dell’amica.

Il centro del racconto si sposta allora sul rapporto che Minnie costruisce con Helen Bell, la madre di Callie interpretata da Sophie Okonedo, una donna che resta in casa e che condivide con la ragazza lo stesso lutto; le scene più riuscite del film, secondo la stampa che lo ha seguito a Berlino, nascono proprio in quello spazio intermedio fra le due, attraverso un gruppo di sostegno per genitori in lutto e uno spettacolo di talenti scolastico organizzato in memoria di Callie.

L’elemento che colloca Mouse dentro la geografia del cinema saffico è la prima cotta di Minnie, che la storia individua nel personaggio di Kat, affidato a Iman Vellani, l’attrice già nota come Ms. Marvel. Quel filo non costituisce il baricentro della vicenda, dominata dal dolore e dalla perdita; resta però una linea di scoperta adolescenziale che attraversa tutto il film e che, insieme alla cornice della Berlinale e alla candidatura al Teddy, spiega perché le testate che seguono le uscite lesbiche e queer abbiano inserito il titolo fra i film da tenere d’occhio per l’autunno 2026. Nel cast figura anche David Hyde Pierce nel ruolo del signor Murdaugh.

Buona parte dell’attenzione internazionale sul film si deve alla presenza di Sophie Okonedo, attrice britannica di lungo corso, candidata all’Oscar per Hotel Rwanda e vincitrice di un Tony Award, qui chiamata a dare corpo alla madre in lutto; attorno a lei la produzione schiera un gruppo di interpreti più giovani e in parte esordienti, una scelta coerente con il cinema di O’Sullivan e Thompson, che in Ghostlight avevano già lavorato con attori legati da parentele reali sul set e con un’idea di recitazione lontana dal divismo.

Girato a Little Rock fra settembre e ottobre 2024 con un budget intorno ai tre milioni di dollari, Mouse dura centoventi minuti, è parlato in inglese e porta la firma di un gruppo di produzione che comprende Little Engine, Metropolitan Entertainment, Rosalind Productions e Runaway Train; le musiche sono di Hamilton Leithauser, la fotografia di Nate Hurtsellers e Luke Dyra, il montaggio di Mike S. Smith. Katherine Mallen Kupferer, che regge gran parte del film sulle spalle del suo personaggio, aveva già lavorato con i due registi proprio in Ghostlight.

Dopo la Berlinale il film ha attraversato un lungo giro di festival, dall’Off Camera di Cracovia alla rassegna svizzera Pink Apple, dal Jeonju in Corea del Sud al Sydney Film Festival, fino al New Zealand International Film Festival di agosto, raccogliendo recensioni favorevoli lungo la strada; su Rotten Tomatoes il punteggio della critica si attesta al cento per cento su quindici testate, con interventi come quello di Pete Hammond su Deadline, che ha lodato l’autenticità del ritratto di una cittadina del Sud degli Stati Uniti, e quello di Bilge Ebiri su Vulture, attento alla resa realistica del lutto e del disordine che porta con sé.

Sul piano del tono, chi ha visto Mouse a Berlino lo descrive come un film onesto sull’essere adolescenti, costruito su osservazioni minute e su un realismo che tiene a distanza la retorica del dolore; l’amicizia iniziale fra Minnie e Callie viene raccontata come un legame improbabile e autentico, e la morte che la interrompe funziona da punto di partenza per il ritratto del modo in cui una ragazza di provincia impara a convivere con un’assenza, mentre la vita scolastica, con il suo spettacolo di talenti e i suoi piccoli riti, prosegue intorno a lei.

Il percorso di Mouse si inserisce in un filone ormai riconoscibile del cinema di formazione a tema queer, quello che mette al centro ragazze alle prese con la prima attrazione e con la costruzione di sé; chi segue il genere ritrova qui temi già incontrati in titoli come First Girl I Loved, The Summer of Sangailė, Mosquita y Mari, Circumstance, Ragazze in uniforme e Almost Adults, con la differenza che qui la scoperta adolescenziale convive con un lavoro altrettanto attento sul lutto e sul legame fra una ragazza e la madre dell’amica perduta.

Per il pubblico italiano non risultano al momento una data di distribuzione nazionale né un’edizione per il mercato home video, e il film non è acquistabile online; chi vuole vederlo dovrà seguire l’uscita statunitense del 6 novembre nelle sale selezionate e del 13 novembre su scala più ampia, in attesa che un distributore ne annunci il passaggio nei festival o nelle sale europee.

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