Dal 2 ottobre 2026 è arrivato nelle sale statunitensi, in distribuzione limitata e in contemporanea sulle piattaforme VOD, The Cuckoo Clock, il film con cui la regista e sceneggiatrice Lisa Jay firma il suo esordio nel lungometraggio. Si tratta di un horror psicologico che intreccia una storia d’amore tra due donne con l’atmosfera gotica di una casa abitata da una nonna malata, dalla sua badante e da un vecchio orologio a cucù che, a un certo punto, comincia a parlare. La pellicola dura 91 minuti ed è stata girata interamente a Seattle.
Al centro della vicenda c’è Penny, nipote di Adele, un’anziana costretta a letto e assistita giorno e notte dentro le mura domestiche. Accanto a lei vive Megan, la caregiver arrivata per occuparsi della donna, e proprio verso Megan la ragazza finisce per provare un sentimento che cresce lentamente, tra le stanze silenziose e le giornate scandite dall’assistenza alla nonna. Quando Megan sparisce all’improvviso, senza una spiegazione, l’unica voce che sembra sapere qualcosa diventa quella dell’orologio a cucù di Adele, che rivolge a Penny un avvertimento inquietante: la nonna potrebbe avere a che fare con la scomparsa. Da qui il racconto scivola in un territorio a metà strada tra il dramma familiare, il mistero e l’incubo, dove la protagonista prova a distinguere quel che accade davvero da quel che la casa e la mente le restituiscono.
Lisa Jay arriva al cinema da una strada laterale. Cresciuta, per sua stessa ammissione, in una vecchia casa di campagna del Midwest che riteneva infestata, si è laureata in pittura con un Bachelor of Fine Arts e per anni ha lavorato nel campo dell’arte, prima di passare dietro la macchina da presa facendo l’art director per un film indipendente girato in New Mexico. Da oltre un decennio scrive e dirige cortometraggi a tema horror e psicologico, e The Cuckoo Clock raccoglie quella lunga gestazione in un primo lungometraggio costruito su pochi ambienti e su un cast ridotto.
Nel ruolo di Penny c’è Hana Hahn, interprete e autore non binary che usa il pronome inglese they e che nel proprio lavoro di scrittura si dedica soprattutto a storie queer. Prima di questo film Hahn aveva avuto parti minori in sette progetti, tra cui una breve comparsa come ospite a una festa in Oppenheimer di Christopher Nolan, e nel 2026 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura breve al festival Portland Under the Stars con il proprio debutto alla regia, un cortometraggio dichiaratamente pensato per il pubblico gay.
Megan ha invece il volto di Makenna DeCaro, musicista alt-indie pop di Seattle per cui The Cuckoo Clock rappresenta il primo ruolo da protagonista in un lungometraggio. Nei panni di Adele, la nonna, torna sullo schermo Laura Drake, veterana che per oltre vent’anni ha diretto una scuola di teatro nell’area di Seattle prima di lasciare la recitazione per insegnare alle elementari: per lei è la prima parte dal 2011, dopo apparizioni storiche come la poliziotta di Ghost nel 1990 e la klingon Vekma in Star Trek: The Next Generation. Completano il quadro tecnico le musiche di William Cannon e la fotografia di Chad Courtney, mentre la grande creatura piumata che attraversa il film, soprannominata “The Bird”, è opera del costumista Brandon Johnson, noto per i suoi travestimenti surreali.
Entrambe le giovani protagoniste arrivano sul set con un percorso ancora in costruzione. Hana Hahn, oltre alla recitazione, sta portando avanti un proprio progetto da regista intitolato Land of the Dead, un racconto pensato per il pubblico gay che ruota attorno a un gruppo di amici perseguitati da un demone evocato quando erano bambini. Makenna DeCaro, dal canto suo, affianca al cinema la carriera musicale: ha pubblicato di recente il singolo Disaster Bound e si descrive come un’artista alt-indie pop, in attesa di far uscire il suo primo EP, A Storm is Brewing. Sono due biografie che raccontano bene il tessuto indipendente da cui nasce il film, lontano dalle logiche delle grandi produzioni.
L’uscita cade nel periodo dell’anno in cui il cinema di paura torna a popolare le sale, e si aggiunge a un filone ormai riconoscibile, quello dell’horror con protagoniste lesbiche o comunque queer. Negli ultimi tempi il diario ha seguito diversi titoli affini, dallo slasher saffico di Teenage Sex and Death at Camp Miasma premiato con la Queer Palme, al thriller muscolare Love Lies Bleeding con Kristen Stewart, fino alla deriva psicologica di Ratched su Netflix. Sul versante gotico e vampiresco i riferimenti sono invece The Carmilla Movie, la serie First Kill con la sua giovane vampira lesbica e l’esperimento Bit. The Cuckoo Clock si inserisce in questa traccia spostando la paura in un luogo quotidiano e domestico, quello dell’assistenza a una persona malata, e facendo della demenza della nonna e del rapporto tra le due donne il centro del racconto.
La scelta di ambientare la paura dentro una casa di cura familiare colloca The Cuckoo Clock in un filone che il cinema di genere frequenta volentieri, quello dell’horror domestico, dove la minaccia si annida proprio negli ambienti più rassicuranti invece di arrivare da fuori. A questo il film aggiunge un elemento meno abituale, la cornice dell’assistenza a una persona anziana e malata: la stessa scheda tecnica cataloga la pellicola, oltre che come horror e thriller, sotto l’etichetta dedicata alla terza età. L’orologio a cucù che prende la parola funziona da congegno perturbante, un oggetto comune che incrina le regole del quotidiano e trascina Penny verso una verità che preferirebbe non conoscere.
Per ora The Cuckoo Clock è visibile soltanto negli Stati Uniti, dove dal 2 ottobre gira in un numero ristretto di sale e resta disponibile sulle piattaforme VOD a noleggio e in acquisto digitale. Non è stata ancora annunciata una distribuzione italiana né un’edizione home video nel nostro Paese, e per questa ragione non c’è al momento un’edizione acquistabile su Amazon Italia da segnalare a chi legge. Chi vuole farsi un’idea mentre aspetta può recuperare il trailer ufficiale, già in rete, e seguire i canali della produzione, affidata alle società indipendenti Compassionate Disaster Films e Paisley Hat Productions.
L’arrivo di un film piccolo come questo, nato fuori dai grandi studios e costruito attorno a una storia d’amore tra due donne dentro una cornice di genere, conferma quanto l’horror resti uno spazio in cui il cinema lesbico trova margini di libertà e di sperimentazione. Resta da vedere come il pubblico e la critica accoglieranno l’esordio di Lisa Jay, che prova a tenere insieme il racconto di un amore appena nato, la stanchezza di chi assiste una persona malata e gli ingranaggi di un vecchio orologio che non dovrebbe parlare.
Fonti: la scheda tecnica su Filmaffinity, il profilo del cast su Film Colossus e la rassegna dei titoli lesbici di ottobre di GO Magazine.