A Woman’s Life, il film di Charline Bourgeois-Tacquet con Léa Drucker e Mélanie Thierry che racconta un amore tra due donne

Le utime dal diario

La lella
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Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

Il cinema francese porta sugli schermi del 2026 un nuovo ritratto femminile a tematica lesbica. A Woman’s Life, titolo internazionale di La vie d’une femme, è il secondo lungometraggio di Charline Bourgeois-Tacquet, presentato in concorso al 79° Festival di Cannes il 13 maggio 2026 e uscito nelle sale francesi il 9 settembre. Protagoniste sono Léa Drucker e Mélanie Thierry, due tra le interpreti più note del cinema transalpino, qui al centro di una storia d’amore tra donne che la stampa internazionale ha seguito fin dalla Croisette.

La storia: Gabrielle, Frida e un equilibrio che cambia

Léa Drucker interpreta Gabrielle, una chirurga di cinquantacinque anni a capo di un reparto di ricostruzione facciale in un ospedale pubblico sempre a corto di fondi. La sua vita è organizzata con precisione: la carriera, il compagno di lunga data Henri (Charles Berling) e i suoi figli ormai adulti, la madre malata di Alzheimer di cui si prende cura, il nipote da seguire negli studi. In questo assetto costruito negli anni entra Frida (Mélanie Thierry), una scrittrice che frequenta il reparto per documentarsi su un romanzo.

L’incontro tra le due donne cambia il ritmo della vita di Gabrielle. La scrittrice osserva, fa domande, resta. Le recensioni uscite da Cannes raccontano un’attrazione che diventa relazione fisica e sentimentale: la rivista britannica Little White Lies ha scritto apertamente delle scene d’amore tra le protagoniste e del fatto che Gabrielle apra uno spazio di piacere con una donna più giovane, lontana dal suo compagno storico. Screen International ha parlato della «chimica» tra Drucker e Thierry e del momento in cui la chirurga comincia a prendere in considerazione «nuove possibilità», mentre il quotidiano The Guardian, nel titolo della propria recensione, ha definito il film la commedia di una crisi di mezza età e di una relazione tra persone dello stesso sesso.

Il racconto è diviso in undici capitoli, con titoli come «I Want It All» e «Letting Go», e segue Gabrielle lungo un arco di circa due anni. Tra i passaggi che la critica ha indicato come centrali ci sono una sequenza di danza e un viaggio in montagna, verso le Alpi italiane, dove la relazione tra le due donne trova il suo spazio. Al centro del film restano il desiderio e la paura del cambiamento in un’età adulta già piena di doveri. È un terreno che il cinema europeo ha percorso altre volte quando ha messo in scena l’amore tra donne non più giovanissime, come nel film franco-lussemburghese Due, in cui due vicine di casa tengono nascosta da anni la loro storia.

Charline Bourgeois-Tacquet e lo sguardo sul desiderio

Charline Bourgeois-Tacquet arriva a questo lavoro dopo l’esordio del 2021 con Gli amori di Anaïs (Les Amours d’Anaïs), commedia sentimentale che metteva già in scena una giovane donna attratta da un’altra donna. Con A Woman’s Life la regista sceglie un tono più trattenuto e un ritmo che si allarga man mano che la vita della protagonista si apre. La critica francese e internazionale ha accostato il suo sguardo a quello di Éric Rohmer e di Mia Hansen-Løve, autori del quotidiano e dei sentimenti osservati con misura. La rivista Cineuropa ha definito il risultato «raffinatissimo» e di una esattezza «quasi cechoviana», lodando la fotografia di Noé Bach e l’interpretazione della protagonista.

Più testate hanno sottolineato il modo diretto con cui A Woman’s Life guarda al desiderio femminile in età adulta, raccontato senza farne uno scandalo e senza morale finale. È una scelta che lega il film ad altre opere che hanno mostrato l’intimità tra donne in modo esplicito, come il canadese Below Her Mouth, e alla stagione recente di titoli lesbici d’autore passati dai grandi festival, da Benedetta di Paul Verhoeven in avanti.

L’anima italiana: Erri De Luca e il finale a Torino

A rendere A Woman’s Life particolarmente interessante per il pubblico italiano è la sua componente italiana. Nel film compare lo scrittore Erri De Luca, nel ruolo di se stesso: vive isolato in una baita sulle Alpi francesi, accoglie le due protagoniste e in un paio di sequenze parla in italiano della propria arte, quasi in forma di intervista. La storia inoltre si chiude a Torino, sulle rive del Po, tra le colonne di via Carlo Alberto, con il Teatro Regio sullo sfondo. Un finale che sposta il racconto dalla Francia all’Italia e lo àncora a luoghi riconoscibili, in continuità con il viaggio verso le Alpi che segna la seconda parte del film.

Da Cannes alla Queer Palm: il cinema saffico sulla Croisette

La presenza del film a Cannes 2026 non si è limitata al concorso per la Palma d’oro. A Woman’s Life rientrava tra i titoli seguiti dalla Queer Palm, il riconoscimento dedicato al cinema LGBTQ+ del festival. Quest’anno la Queer Palm è andata a Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun, segno di quanto spazio la Croisette abbia dato alle storie queer. Lo stesso festival ha una lunga storia con il cinema lesbico francese: la Palma d’oro del 2013 era andata a La vita di Adele di Abdellatif Kechiche, e il concorso del 2019 aveva ospitato Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma, poi vincitore della Queer Palm.

Il cast, la produzione e l’uscita

Accanto a Léa Drucker e Mélanie Thierry, il cast riunisce Charles Berling nei panni del compagno Henri, Marie-Christine Barrault in quelli della madre, e ancora Laurent Capelluto e Yumi Narita. A Woman’s Life è una coproduzione tra Francia e Belgio, firmata da Les Films Pelléas con Arte France Cinéma, Versus Production e Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma; la durata è di 98 minuti e la lingua originale è il francese, con le parti italiane affidate a De Luca.

In Francia il film è distribuito da Pyramide ed è arrivato in sala il 9 settembre 2026. In Italia, al momento, A Woman’s Life non ha ancora una data di uscita ufficiale e nessun distributore italiano è stato annunciato, nonostante le sue radici nel nostro Paese e l’attenzione della stampa di settore già dai giorni di Cannes. Chi segue il cinema lesbico d’autore può intanto recuperare i titoli che hanno aperto la strada a questa storia, in attesa che la vicenda di Gabrielle e Frida arrivi anche sugli schermi italiani.

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