Basta un quaderno fitto di segni per capire quanto una vita possa restare nascosta e insieme pretendere di essere raccontata: The Secret Diaries of Miss Anne Lister è il film per la televisione, prodotto dalla BBC nel 2010 e diretto da James Kent su sceneggiatura di Jane English, che porta sullo schermo la figura di Anne Lister, proprietaria terriera dello Yorkshire dell’Ottocento, interpretata da una Maxine Peake asciutta e febbrile. La vicenda muove tutta intorno a Shibden Hall, la dimora di famiglia dove Anne vive con la zia e lo zio, e intorno a quei diari cifrati, scritti in un codice ricavato dall’algebra e dal greco antico, dentro i quali lei registrava senza pudore i propri amori per le donne, le questioni di denaro, i progetti industriali e le migliorie alla casa.
Trama
Anne è una giovane donna che non ha alcuna intenzione di sposarsi, e che a chi le propone un buon matrimonio risponde con una cortesia tagliente, spiegando che potrebbe accettare soltanto per amore. La persona che ama è Mariana Belcombe (Anna Madeley), con cui porta avanti da tempo un legame sentimentale e fisico tenuto lontano dagli sguardi; quando Mariana sposa un vedovo ricco, Charles Lawton, il rapporto si spezza, e Anne si rifugia nello studio per non pensare, poi ricomincia a guardarsi intorno e stringe amicizia con una ragazza conosciuta in chiesa. In un albergo di Manchester le due antiche amanti si ritrovano, e Mariana le confessa di sentire la sua mancanza e di immaginare un futuro in cui, rimasta vedova, potranno vivere insieme come vedova e dama di compagnia; comprano due fedi da portare al collo, in attesa di quel giorno.
Il ritorno a Shibden non porta la pace che Anne si aspettava. A una festa Mariana la vede esibire l’anello e se ne irrita, perché teme le chiacchiere; il vicino industriale Christopher Rawson (Dean Lennox Kelly), che pure aveva chiesto la mano di Anne, osserva le due donne parlare fitto e le mette in guardia con una frase che suona quasi come una condanna: «La gente parla di lei, sa. La chiamano Gentleman Jack». Poco dopo Anne dichiara alla zia e allo zio, senza abbassare la voce, che non vuole un marito, che intende restare indipendente e un giorno dividere la casa con una compagna. Mariana, spaventata dai sospetti del marito, le scrive di non cercarla più, e le dice apertamente che preferirebbe morire piuttosto che lasciar sapere in giro del loro legame, che potrebbero essere felici solo a patto di vivere separate; Anne, che invece vuole una vita intera accanto a qualcuno, scende dalla carrozza e se ne va.
Alla morte dello zio, Anne eredita il patrimonio e con esso una libertà nuova, che decide di spendere sino in fondo: quando Rawson le offre di comprare un pezzo di terra per aprirvi una miniera, lei rifiuta e annuncia che la miniera la scaverà da sé. In quel disegno di autonomia entra Ann Walker (Christine Bottomley), una conoscente rimasta anche lei sola con una discreta rendita, con cui Anne avvia prima un’alleanza d’affari e poi una vicinanza di altro genere. Rawson, ormai rivale, comincia a intimidirle; Ann, per stare al sicuro, si trasferisce a Shibden, e quando la zia arriva a rimproverarla per le voci che corrono e a supplicarla di tornare a casa prima di macchiare il nome dei Walker, la ragazza risponde con una calma che spiazza tutti: «Non voglio un marito. Voglio restare qui, con lei».
Produzione
Il film è una produzione della Oxford Film Company, con Mark Bentley alla produzione, la fotografia di Lukas Strebel, il montaggio di Ben Lester e il tema musicale firmato da Avshalom Caspi, per una durata di novanta minuti. Le riprese si svolsero fra il novembre e il dicembre del 2009 in vari luoghi dello Yorkshire, a partire proprio da Shibden Hall, la vera casa di Anne Lister, e poi a Newburgh Priory, Bramham Park, Oakwell Hall, sulle brughiere del North York Moors e nella città di York, così che il paesaggio umido e severo diventa parte del racconto quanto i costumi e le stanze. Per preparare il personaggio, Maxine Peake, che prima di allora non aveva mai sentito nominare Lister, passò del tempo con la studiosa Helena Whitbread, che ai diari aveva dedicato anni di lavoro, e raccontò in seguito di aver avuto quasi timore reverenziale nell’interpretare una figura tanto importante per la cultura lesbica e gay. Presentato in anteprima mondiale al London Lesbian and Gay Film Festival il 17 marzo 2010, il film andò in onda sulla BBC Two il 31 maggio dello stesso anno raccogliendo poco meno di due milioni di spettatori, e la critica lo accolse in modo diseguale, quasi tutti concordi però nel lodare la prova di Peake, capace di passare dalla compostezza più rigida a un desiderio che non chiede permesso.
Perché è un film a tematica lesbica
Al centro c’è una donna realmente esistita, che la stampa dell’epoca e quella successiva hanno chiamato «la prima lesbica moderna», e la cui vita ci è nota proprio grazie a quei quaderni sterminati, più di quattro milioni di parole, di cui circa un sesto affidato al codice segreto e riportato alla luce solo negli anni Trenta del Novecento. Il film sceglie di seguire senza giri di parole gli amori di Anne per le donne, il suo rifiuto ostinato del matrimonio, la volontà di gestire terre e miniere in prima persona e di costruirsi una casa condivisa con una compagna, in un tempo in cui tutto questo andava taciuto o pagato a caro prezzo. La macchina da presa non addolcisce la sua personalità, spigolosa, orgogliosa, a tratti perfino spietata con chi ama, e restituisce il modo in cui il desiderio femminile veniva sorvegliato dalla comunità, dai parenti, dai vicini pronti a trasformare una fede portata al collo in materia di scandalo. In questo Anne Lister diventa un esempio antico di ostinazione, una che al posto della prudenza mette il diritto di dire «io amo» e di firmarlo, sia pure in cifra.
Chi ama le storie in costume che intrecciano amore fra donne e ritratto d’epoca troverà qui una parente stretta di altri titoli già raccontati nel Diario, dal fuoco trattenuto di Ritratto della giovane in fiamme al vittoriano di Affinity e di Fingersmith, entrambi tratti da Sarah Waters, fino alla passione contadina di The World to Come, alla regina innamorata di The Girl King e alla ruvidezza inglese, più vicina a noi nel tempo, di Blue Jean. La stessa Anne Lister sarebbe tornata, quasi un decennio dopo, al centro della serie Gentleman Jack, che ne ha rilanciato la fama presso un pubblico vastissimo, e questo film per la televisione resta il primo tentativo compiuto di darle un volto e una voce.
Dove vederlo
Il film circola in DVD nell’edizione britannica, con audio inglese: si trova su Amazon nell’edizione UK in DVD, utile per chi non teme la lingua originale e vuole ascoltare Maxine Peake nel timbro con cui è stata diretta. La storia dietro il film, poi, si può continuare a leggere nei diari veri di Anne Lister, curati e decifrati da Helena Whitbread, che restano la fonte prima da cui Jane English ha tratto sceneggiatura e coraggio.
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.
Articoli correlati: