EuroPride 2027 a Torino: l’Italia torna a ospitare il corteo europeo dopo sedici anni

Le utime dal diario

La lella
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Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

Il primo giugno 2026 ha aperto ufficialmente il Pride Month, e con esso la stagione dei cortei che attraverserà l’Italia da nord a sud fino a settembre. Mentre decine di città mettono a punto i rispettivi appuntamenti, una data più lontana ha cominciato a delinearsi all’orizzonte del movimento: il 2027, anno in cui Torino ospiterà l’EuroPride, la manifestazione che ogni dodici mesi concentra in una sola città europea il corteo per i diritti delle persone LGBTQIA+ e un programma diffuso di incontri, dibattiti ed eventi culturali. Il capoluogo piemontese ha ottenuto l’assegnazione alla fine del 2024, e per l’Italia il risultato vale soprattutto una cosa: riportare entro i propri confini un appuntamento che mancava dal 2011.

L’EuroPride nasce nel 1992 ed è coordinato dalla European Pride Organisers Association (EPOA), la rete che riunisce le organizzazioni dei Pride di tutto il continente. Ogni anno l’associazione affida a una città il compito di organizzare il corteo principale, attorno al quale ruota una settimana abbondante di iniziative. Nei suoi oltre trent’anni di storia la manifestazione ha già toccato Londra, Berlino, Amsterdam, Vienna, Madrid, Stoccolma, Marsiglia, Riga, Belgrado, Salonicco e Lisbona, attraversando paesi con tradizioni e legislazioni molto diverse fra loro. Nel 2026 la ospita Amsterdam, in concomitanza con il WorldPride, mentre per il 2028 la scelta è caduta sull’ovest dell’Irlanda. In questa rotazione continentale l’edizione del 2027 segna il ritorno della manifestazione in Italia.

La decisione è stata presa il 2 novembre 2024, durante l’assemblea generale dell’EPOA riunita a Porto, in Portogallo. Il Coordinamento Torino Pride ha raccolto il 53 per cento delle preferenze, lasciando alle spalle le candidature di Pride in Gloucestershire (18 per cento), del Baltic Pride di Vilnius (16 per cento) e del Torremolinos Pride (14 per cento). Nel comunicato diffuso quello stesso giorno, intitolato senza giri di parole «Loud signal to Italian government», l’associazione europea ha descritto la scelta di Torino come un segnale rivolto al governo italiano, legando l’assegnazione allo stato dei diritti civili nel paese e al clima politico del momento.

Le date sono già fissate e diffuse: dal 18 al 26 giugno 2027, con il corteo conclusivo previsto per sabato 26 giugno. Torino diventa così la terza città italiana a ospitare l’EuroPride. Prima di lei c’era stata soltanto Roma, che lo accolse nel 2000 nella forma del WorldPride e una seconda volta nel 2011. Tra l’edizione romana e quella torinese corrono sedici anni, un intervallo ampio per un paese che nel frattempo ha mosso i propri diritti civili a passo ridotto, fermandosi alle unioni civili del 2016 senza arrivare al matrimonio egualitario né a una piena tutela delle famiglie omogenitoriali.

Il cammino verso il 2027 passa per il giugno di quest’anno. Il Torino Pride celebra infatti il proprio ventennale: il primo corteo cittadino risale al 2006, e l’edizione del 2026 è in programma per sabato 6 giugno, con il claim «Venti di lotte», un gioco di parole che tiene insieme i vent’anni di strada percorsa e l’immagine del vento che spinge avanti una vela. L’anniversario e l’assegnazione europea finiscono per parlarsi: la città arriva all’appuntamento continentale del 2027 forte di una macchina organizzativa rodata in due decenni di manifestazioni, e l’edizione del ventennale diventa una prova generale di quella, assai più ampia, che la attende fra due estati.

L’arrivo dell’EuroPride coincide con un quadro che le organizzazioni internazionali continuano a giudicare arretrato. Nella Rainbow Map diffusa a maggio 2026 da ILGA-Europe, l’Italia si è collocata al trentaseiesimo posto su quarantanove paesi europei, con un punteggio particolarmente basso sul fronte del riconoscimento delle famiglie e del contrasto ai crimini d’odio. Sullo stesso terreno, il report dell’Arcigay diffuso per la giornata contro l’omolesbobitransfobia ha contato centoventisette episodi di odio raccolti nell’arco di un anno. È in questo contesto che la candidatura torinese aveva costruito il proprio dossier, mettendo la rivendicazione dei diritti al centro della proposta presentata all’EPOA.

L’EuroPride, del resto, ha sempre avuto natura dichiaratamente politica oltre che festosa. Le città che si contendono l’organizzazione vengono valutate anche sul piano dell’impatto che la manifestazione può avere sul contesto nazionale, e nel caso italiano l’assegnazione a Torino è stata letta da più parti come una presa di posizione rispetto alle difficoltà incontrate dalle persone LGBTQIA+ nel paese, dalla mancata tutela dei figli delle coppie dello stesso sesso agli ostacoli nel percorso legislativo. La stessa stagione dei cortei del 2026 si muove sulla medesima linea: il Roma Pride del 20 giugno sfila con lo slogan «La Repubblica è di chi la abita», mentre il Milano Pride chiude il mese il 27 giugno e le date di giugno riempiono il calendario quasi ogni fine settimana, da Bari a Bologna, da Genova a Palermo.

Per Torino l’EuroPride significherà una settimana intera di eventi a giugno 2027, con il corteo come momento centrale e, intorno, un programma di conferenze, spettacoli, proiezioni e incontri che coinvolgerà spazi pubblici e istituzioni cittadine. Le edizioni recenti, da Salonicco a Lisbona, hanno richiamato decine di migliaia di persone da tutta Europa, trasformando per qualche giorno la città ospite in un punto di riferimento del movimento continentale. Per il capoluogo piemontese, che già nel 2006 fu tra le prime città italiane a dotarsi di un Pride stabile, l’appuntamento rappresenta il riconoscimento di un percorso lungo, e insieme una responsabilità organizzativa di tutt’altra scala.

Vale la pena ricordare che proprio il 6 giugno 2026, lo stesso sabato del ventennale torinese, l’Onda Pride tocca anche Ancona, Civitavecchia, Forlì, La Spezia, Taranto, Monterotondo, Viterbo e le isole Eolie, e che nelle settimane successive il calendario nazionale conta decine di cortei distribuiti fino a settembre, dalle grandi città ai centri più piccoli. Quella rete diffusa di manifestazioni è il terreno su cui matura la candidatura di Torino a capitale europea del Pride: un movimento che negli ultimi vent’anni ha smesso di concentrarsi nelle sole metropoli e ha messo radici anche nei capoluoghi di provincia e nei paesi, portando i cortei dove un tempo non erano previsti.

Da qui al 2027 il calendario resta fitto. La stagione 2026 è appena cominciata e, mentre l’onda dei cortei attraversa l’Italia per tutta l’estate, Torino comincia a guardare oltre, verso il giugno in cui l’attenzione di mezza Europa si fermerà sui suoi viali. Il programma dettagliato dell’edizione, il percorso e gli ospiti verranno definiti nei mesi a venire dal Coordinamento Torino Pride insieme all’EPOA; per il momento restano fissati il luogo e le date, e il ritorno di un appuntamento che l’Italia non ospitava da sedici anni.

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