Roma Pride 2026, «La Repubblica è di chi la abita»: data, manifesto e il caso del carro Keshet

Le utime dal diario

La lella
La lellahttps://www.diariodiunalella.it
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.

Il 20 giugno 2026 il centro di Roma tornerà a riempirsi per il Roma Pride, la nuova edizione di una manifestazione che nella capitale va avanti da oltre trent’anni, organizzata dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Il corteo partirà da Piazza della Repubblica e attraverserà la città fino al comizio conclusivo, chiudendo settimane di appuntamenti raccolti sotto un’unica formula, «La Repubblica è di chi la abita», uno slogan annunciato in primavera che lega l’edizione del 2026 agli ottant’anni dalla nascita della Repubblica italiana e prova a ricondurre il discorso sui diritti dentro il perimetro della Costituzione, richiamandone i principi di libertà, uguaglianza, dignità e autodeterminazione.

La scelta del tema segue una linea che il coordinamento del Pride romano ha illustrato nei propri comunicati, quella di una cittadinanza concreta e plurale, di una Repubblica che appartiene a chi la vive ogni giorno, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Il manifesto ufficiale dell’edizione porta la firma di Ellekappa, pseudonimo della disegnatrice romana Laura Pellegrini, tra le voci più riconoscibili della satira italiana, che ha costruito l’immagine simbolo del corteo attorno al riferimento costituzionale.

Insieme al disegno di Ellekappa, l’organizzazione ha presentato i tre ambassador del Roma Pride 2026, le cantanti Levante, Francesca Michielin e Margherita Vicario. Proprio Vicario ha aperto il calendario degli eventi il 28 maggio con il gala inaugurale della Pride Croisette, la rassegna di incontri, presentazioni, proiezioni e dibattiti che accompagna le settimane precedenti la parata. Il programma musicale toccherà il suo momento principale il 19 giugno all’Atlantico Live, dove le tre ambassador saliranno sul palco con Malika Ayane, Sarah Toscano e Alexia, alla vigilia del corteo.

Il portavoce dell’edizione, Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli, ha riassunto lo spirito della giornata con un’immagine cittadina: «Roma è fatta di sampietrini: nessuno uguale all’altro, ognuno con la propria forma, il proprio colore, il proprio segno. Così è la nostra comunità: diversa, plurale, forte». Nelle parole degli organizzatori il Roma Pride rivendica che i diritti delle persone LGBTQIA+ siano diritti umani e una questione di democrazia, e chiede alle istituzioni leggi e tutele concrete contro discriminazioni e violenze.

Il corteo romano arriva in una stagione che per il movimento italiano resta difficile. A maggio la Rainbow Map di ILGA-Europe, lo strumento che ogni anno misura leggi e politiche sui diritti delle persone LGBTI in quarantanove paesi europei, ha collocato l’Italia al trentaseiesimo posto con un punteggio del 24 per cento, quartultima nell’Unione europea davanti soltanto a Bulgaria, Polonia e Romania. Nello stesso rapporto l’organizzazione di Bruxelles ha citato in modo esplicito la nuova legge italiana sulla sicurezza pubblica tra le misure che, con le disposizioni sul diritto di manifestare, possono restringere la libertà di assemblea, comprese le marce del Pride.

Lo sfondo europeo aiuta a misurare la posta in gioco. La stessa Rainbow Map 2026 ha visto per la prima volta la Spagna raggiungere la vetta della classifica continentale, davanti a Malta dopo dieci anni di primato, con una media dei paesi dell’Unione attestata intorno al cinquanta per cento, più del doppio del dato italiano. A metà maggio, inoltre, la Commissione europea ha risposto all’iniziativa dei cittadini che chiedeva di vietare le pratiche di conversione annunciando una semplice raccomandazione non vincolante, prevista per il 2027, un esito che ha deluso buona parte del movimento e che in Italia, dove queste pratiche restano legali, lascia il problema irrisolto.

Quello di Roma è uno degli appuntamenti di un giugno fitto. L’onda dei cortei, di cui il blog ha già raccontato la partenza con Torino, attraversa decine di città: il Taranto Pride apre la stagione il 6 giugno, seguono il Pavia Pride il 13 e, nello stesso fine settimana del 27, Milano e l’Abruzzo Pride a Giulianova. Sul piano dei diritti, le cronache delle ultime settimane hanno alternato segnali opposti, dalla sentenza della Consulta sulla reversibilità per le coppie sposate all’estero al report di Arcigay sugli episodi d’odio diffuso per l’IDAHOBIT.

A poche settimane dalla parata, però, l’attenzione si è spostata su una frattura interna alla manifestazione. Le associazioni ebraiche LGBTQIA+ Keshet Italia e Keshet Europa non sfileranno con un proprio carro: l’organizzazione del Roma Pride ha comunicato che non sussistevano le condizioni per la partecipazione del mezzo. All’origine ci sono i contenuti del documento politico dell’edizione, che condanna quello che definisce un genocidio in corso a Gaza da parte dello Stato di Israele. Keshet ha replicato sostenendo che la presenza di un’associazione LGBTQIA+ non andrebbe subordinata a posizioni geopolitiche estranee alla sua attività, e ha ricordato che il carro, dopo le aggressioni degli anni precedenti, rappresentava anche uno strumento minimo di sicurezza per chi vi sfila accanto.

La vicenda ha aperto un confronto che ha superato i confini della comunità. Una petizione a sostegno di Keshet ha raccolto in pochi giorni oltre milleseicento firme, mentre esponenti politici come Ivan Scalfarotto e Mara Carfagna hanno chiesto di rivedere la decisione e di garantire la partecipazione. In più di un intervento è arrivata la richiesta di un passo del sindaco Roberto Gualtieri, tra i sostenitori istituzionali della manifestazione, perché medi tra le parti; alcune sigle, come riportato da Gay.it, hanno parlato di antisemitismo, mentre il coordinamento del Pride ha difeso la coerenza del proprio documento politico. Alla vigilia del corteo il nodo restava aperto.

La manifestazione si svolge con il patrocinio di Roma Capitale, che il 28 maggio aveva già dato il via alla Pride Croisette alla presenza del sindaco Gualtieri, e si inserisce in una stagione che quest’anno non si esaurisce nel mese simbolo: dopo i cortei di giugno, altri Pride restano in programma per l’estate, con appuntamenti che in diverse città italiane proseguono fino a settembre. È un calendario lungo, che il movimento legge come una risposta diffusa a un clima nazionale percepito come ostile.

Resta il segno dell’edizione 2026, un Pride che si presenta prima di tutto come manifestazione politica e che colloca la rivendicazione dei diritti dentro la cornice della Costituzione, nel suo ottantesimo anno. Il 20 giugno, da Piazza della Repubblica, il Roma Pride proverà a tradurre quello slogan in una giornata di piazza, dentro un calendario nazionale che, dopo l’annuncio di EuroPride 2027 a Torino, guarda già all’anno successivo. Le informazioni su percorso, orari e adesioni sono pubblicate sul sito ufficiale del Roma Pride.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Le ultime dal blog

Altri articoli che potrebbero interessarti

- Advertisement -spot_img