Girls Like Girls, esordio alla regia di Hayley Kiyoko, è uscito nelle sale statunitensi il 19 giugno 2026 con la distribuzione di Focus Features, e a poco meno di un mese dal debutto in sala il film è passato al mercato digitale, dove viene proposto in acquisto e a noleggio sulle principali piattaforme statunitensi. Per l’Italia, allo stato attuale, non risulta annunciata una data di uscita né un distributore locale: i diritti mondiali sono stati acquisiti da Focus Features nel dicembre 2024, secondo quanto riportato da Deadline, e la programmazione europea procede paese per paese senza un calendario pubblico unico.
La storia che arriva sullo schermo ha una genealogia lunga undici anni e tre formati diversi. Nel 2015 Kiyoko, cantautrice e attrice statunitense, pubblica il singolo Girls Like Girls e ne co-dirige il videoclip insieme ad Austin S. Winchell: il video racconta in poco più di quattro minuti l’attrazione fra due ragazze adolescenti e diventa uno dei materiali più citati della cultura pop lesbica degli anni Dieci. Nel maggio 2023 la stessa vicenda viene ampliata in un romanzo, pubblicato negli Stati Uniti e poi tradotto in italiano da Newton Compton con il titolo Non ho paura di amarti nella collana Anagramma. Il film chiude il percorso e riporta la vicenda al punto di partenza, cioè alle immagini.
L’ambientazione è l’estate del 2006, nel Pacifico nordoccidentale: le note di produzione indicano l’Oregon, mentre le riprese si sono svolte in Canada, a Kelowna nella Columbia Britannica, fra il 3 luglio e il 2 agosto 2024. Coley, interpretata da Maya da Costa, si trasferisce alla periferia della città dal padre Curtis (Zach Braff) dopo la morte della madre, con cui aveva un rapporto stretto e difficile. In quel quartiere incontra Sonya (Myra Molloy), coetanea solare e ben inserita nel gruppo più popolare della scuola, legata a un ragazzo interpretato da Levon Hawke. Le due passano l’estate in bicicletta, in piscina, davanti al computer a chiacchierare fino a notte, e l’amicizia scivola verso qualcosa che nessuna delle due aveva messo in conto.
Una sceneggiatura che rinuncia agli ostacoli esterni
La sceneggiatura, firmata da Kiyoko con Chloe Okuno e Stefanie Scott, colloca l’ostacolo dentro la relazione anziché affidarlo a un antagonista esterno, a una famiglia che scopre o a un episodio di violenza. La distanza arriva quando Sonya, abituata a stare nel gruppo senza attriti, comincia a ritrarsi davanti a un legame che non sa nominare. È una scelta di scrittura che colloca il film dentro una tradizione precisa del cinema lesbico di formazione, quella che privilegia la dinamica intima rispetto al racconto del pregiudizio sociale, e che sul blog è già rappresentata da titoli come You Can Live Forever e All Over Me.
Il comparto tecnico è quasi interamente femminile. La fotografia è di Sonja Tsypin, la scenografia di Lindsey Moran, che ha ricostruito con cura la grammatica visiva e sonora della metà degli anni Duemila, dai monitor a tubo catodico al suono di notifica dei programmi di messaggistica dell’epoca; le musiche originali sono di Jessica Rose Weiss, il montaggio di Christine Armstrong e Sabine Hoffman, i costumi di Kelli Dunsmore. Le canzoni di Kiyoko compaiono con parsimonia, scelta che sorprende trattandosi del film di una musicista. La durata è di 94 minuti e negli Stati Uniti il film ha ricevuto il visto Rated R, che vincola i minori di diciassette anni alla presenza di un adulto.
L’accoglienza della critica
Le recensioni sono state in maggioranza positive. Su Rotten Tomatoes il film registra l’86% di giudizi favorevoli su 56 recensioni raccolte, con una media di 6,9 su 10; Metacritic assegna 70 su 100 sulla base di 17 recensioni, punteggio che l’aggregatore classifica come «generalmente favorevole». Sull’Hollywood Reporter, Angie Han ha scritto che la premessa non contiene nulla di inedito e che la regia rinuncia a qualsiasi gesto radicale, per poi riconoscere al film la capacità di restituire per intero l’esperienza del primo innamoramento, tanto da farlo sembrare una piccola rivelazione proprio in virtù della sua ordinarietà. La stessa recensione attribuisce buona parte del risultato alle due interpreti e segnala che il rapporto fra Coley e il padre resta appena accennato rispetto alla linea sentimentale.
Anche Variety ha parlato di un debutto sicuro dietro la macchina da presa, mentre il passaggio dalla scrittura di canzoni alla regia di un lungometraggio è stato ricostruito da Kiyoko in un’intervista all’Hollywood Reporter. Il film figura inoltre nel programma del Frameline di San Francisco, storica rassegna cinematografica LGBTQ+ statunitense.
Dove si vede, e cosa manca all’Italia
Dopo l’uscita in sala, il film è entrato nella finestra digitale: al 18 luglio 2026 risulta disponibile in acquisto e a noleggio su Amazon Video, Apple TV e Fandango at Home, mentre non compare in nessun abbonamento incluso. Il passaggio a una piattaforma in streaming, secondo la tempistica abituale dei titoli Focus Features, si colloca in genere intorno ai quattro mesi dall’uscita in sala, il che sposterebbe l’ipotesi all’autunno. Per il pubblico italiano, al momento, restano due strade: attendere l’annuncio di una distribuzione locale, oppure recuperare il romanzo, che in italiano circola regolarmente ed è disponibile sia in cartaceo sia in formato digitale.
Il libro, Non ho paura di amarti, segue la stessa vicenda: Coley, diciassette anni, arriva in Oregon dopo la perdita della madre, incontra Sonya e si trova a fare i conti con l’idea di non meritare affetto, mentre Sonya, alla sua prima relazione con una ragazza, preferisce tenere tutto nascosto. Chi legge in inglese può recuperare l’edizione originale, che negli Stati Uniti ha esordito ai vertici della classifica dei più venduti del New York Times. Per altre letture a tema, le recensioni ragionate di narrativa sono raccolte su allisonlister.com.
Un’estate di uscite e di chiusure
L’arrivo di Girls Like Girls in digitale si inserisce in un’estate segnata da movimenti opposti sul fronte della rappresentazione. Il 14 luglio si è chiuso I Kissed a Girl, primo dating show britannico dedicato a donne lesbiche e bisessuali, cancellato dalla BBC per ragioni di bilancio; pochi giorni dopo è arrivata nelle sale italiane La più piccola di Hafsia Herzi, premiata a Cannes e vietata ai minori di diciotto anni in Italia. Il quadro che ne esce è disomogeneo: le produzioni continuano ad arrivare, ma la distribuzione resta il punto in cui molti titoli si fermano, soprattutto quando devono attraversare un confine.
Per chi volesse arrivare al film con qualche riferimento in più, il catalogo del blog raccoglie diverse schede di storie di formazione affini per struttura e ambientazione, da I Can’t Think Straight a If These Walls Could Talk 2, fino a Carmen y Lola. Sono tutti film che, con esiti diversi, raccontano il momento in cui una ragazza si accorge di quello che prova per un’altra ragazza e deve decidere cosa farne. Girls Like Girls aggiunge a quel gruppo un tassello con una particolarità: nasce da una canzone che una generazione di spettatrici ha consumato in loop molto prima che qualcuno pensasse di trasformarla in un film.