The World Unseen è un film del 2007 scritto e diretto da Shamim Sarif, che porta sullo schermo il proprio romanzo omonimo, uscito nel 2001 e insignito del Betty Trask Award. La pellicola, prodotta da Hanan Kattan fra il Sudafrica e il Regno Unito, arriva davanti al pubblico dopo l’anteprima al Toronto International Film Festival del 9 settembre 2007, e mette in scena l’amore che germoglia fra due donne indo-sudafricane, Amina e Miriam, interpretate rispettivamente da Sheetal Sheth e Lisa Ray, nella Città del Capo dei primi anni Cinquanta, quando l’ingranaggio dell’apartheid inizia a irreggimentare ogni minuto della vita quotidiana. Le due attrici sarebbero tornate a recitare insieme, sempre agli ordini della regista, nella commedia sentimentale I Can’t Think Straight, distribuita l’anno successivo.
Trama
La vicenda si apre nella Città del Capo del 1952, dove la comunità indiana vive stretta fra i regolamenti dell’appena instaurato regime segregazionista e le convenzioni interne, altrettanto severe. Miriam, giovane moglie arrivata dall’India per raggiungere il marito, cresce tre figli in una fattoria isolata e dedica le proprie giornate alla casa e alla bottega di famiglia, obbediente al marito Omar (Parvin Dabas), uomo geloso e insoddisfatto che governa la casa con piglio autoritario. Amina, invece, ha imboccato una strada tutta sua: gestisce il Location Café, un locale in cui si mescolano indiani, neri e meticci senza badare alle barriere imposte dalla legge, guida un furgone, veste pantaloni, discute alla pari con i poliziotti che la guardano con sospetto e con i notabili della comunità che la considerano una spina nel fianco. La sua socia occulta è un uomo di colore, Jacob (David Dennis), cui la normativa razziale vieta di intestarsi un’attività, e che intanto si strugge per Madeleine (Grethe Fox), la postina bianca del paese, in un sentimento che le stesse leggi rendono impraticabile.
Le due donne si incontrano quando Rehmat (Nandana Sen), sorella di Omar sposata con un bianco contro il divieto dei matrimoni misti, cerca riparo dalla polizia e trova rifugio grazie ad Amina. Da quel primo scambio nasce una consuetudine fatta di piccoli pretesti: la fornitura di verdure per il café, poi le lezioni di guida che Amina impartisce a Miriam lungo le strade polverose della provincia. In quelle ore rubate al controllo dei mariti e dei vicini, la riservatezza di Miriam e la libertà di Amina si riconoscono, e ciò che era cortesia diventa attrazione dichiarata. La distanza sociale, la famiglia, la paura delle conseguenze le costringono a interrogarsi di continuo su ciò che provano, mentre attorno a loro il paese si assesta nella sua nuova architettura di divieti.
Produzione
Il film segna il debutto nel lungometraggio di Shamim Sarif, scrittrice e regista britannica di origini sudafricane e sudasiatiche, che firma soggetto e sceneggiatura traendoli dal romanzo scritto qualche anno prima e ispirato alle memorie della propria famiglia nella Città del Capo dell’apartheid. Alla produzione figura Hanan Kattan, compagna della regista nella vita e socia nella casa di produzione Enlightenment Productions. La fotografia porta la firma di Michael Downie, che restituisce i paesaggi del Capo con tonalità calde e ambrate; il montaggio è di David Martin e Ronelle Loots, mentre le musiche sono composte da Richard Blackford, con inserti di brani retrò che accompagnano le sequenze del café. Le riprese si sono svolte interamente in Sudafrica, con il sostegno della National Film and Video Foundation, che entrò nel progetto con una quota di minoranza.
Alla cerimonia dei South African Film and Television Awards del 2009 la pellicola dominò l’albo d’oro con undici riconoscimenti, fra cui miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior fotografia a Mike Downie, miglior cast d’insieme e diversi premi tecnici. Sul circuito dei festival internazionali il film raccolse numerosi premi del pubblico, dal Miami Gay & Lesbian Film Festival al Paris Lesbian and Feminist Film Festival, fino al Tampa International Gay and Lesbian Film Festival, dove vennero premiati sia il film sia la regia. La distribuzione fu curata da Enlightenment Productions e, per il mercato statunitense, da Regent Releasing, etichetta storicamente attenta al cinema a tematica omosessuale.
Perché è un film a tematica lesbica
Il centro della storia è il legame amoroso fra Amina e Miriam, due donne che si scoprono innamorate in un contesto ostile su tre fronti insieme: la legge razziale, che declassa la popolazione indiana a cittadinanza di seconda categoria; la struttura patriarcale della comunità, che pretende dalle mogli obbedienza e silenzio; e il pregiudizio verso l’amore fra persone dello stesso sesso, indicibile in quel tempo e in quel luogo. La regista intreccia questa relazione con la vicenda parallela di Jacob e Madeleine, l’uomo di colore e la postina bianca, così che il divieto sull’amore interrazziale faccia da specchio a quello, ancora meno pronunciabile, che unisce le due protagoniste.
La forza del racconto sta nel mostrare l’emancipazione di Miriam come un percorso graduale e concreto: guidare un furgone, contraddire il marito, scegliere da sola con chi passare il proprio tempo diventano gesti che aprono la strada a una consapevolezza affettiva più profonda. Amina, dal canto suo, incarna una figura di donna indipendente rara nel cinema ambientato in quel periodo, capace di rivendicare la propria vita senza chiedere il permesso a nessuno. La stampa gay e lesbica accolse con entusiasmo il film: la rivista statunitense AfterEllen lo salutò come “una delle visioni queer meglio concepite dell’anno”, apprezzandone la sincerità e la delicatezza dello sguardo. La critica generalista si divise sulle prove attoriali e sul ritmo, ma il valore del film come ritratto di un amore femminile nato in mezzo all’oppressione è rimasto un punto fermo, tanto da collocarlo stabilmente fra i titoli citati quando si parla di cinema lesbico ambientato in società repressive, accanto a opere come Circumstance, A Girl at My Door o il dramma in costume Affinity. Chi ama le storie d’amore contrastate dal contesto storico troverà affinità anche con The World to Come e con Blue Jean, che affronta l’omofobia istituzionale in un altro angolo di mondo.
Dove vederlo
In Italia The World Unseen non ha mai avuto una distribuzione ufficiale in sala, e per questo circola soprattutto in edizione home video d’importazione. L’edizione francese in DVD, con audio originale inglese e sottotitoli in francese, è acquistabile su Amazon (The World Unseen, DVD). Chi vuole approfondire il lavoro di Shamim Sarif può recuperare in parallelo la sua commedia I Can’t Think Straight, girata con le stesse due protagoniste e dal tono più leggero, che completa il dittico dedicato dalla regista alle storie d’amore fra donne di origine sudasiatica.
Lella fin da piccola, ho sempre seguito questo motto: "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Credo che la sessualità e l’identità siano elementi soggettivi, tanto che qualsiasi regola non sarebbe mai quella perfetta. Nessuno di noi è solo una cosa e non esiste una definizione che possa andare bene sia per me che per te. A dire il vero, esiste un’etichetta in cui mi sento perfettamente a mio agio ed è proprio l’essere me stessa, perché è fatta su misura per me, racchiude tutto ciò che sono ed è pronta ad accogliere ciò che sarò.
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